L’ONU accusa lo Stato Islamico di crimini contro l’umanità

Terroristi dello Stato Islamico in Iraq.

In una riunione d’emergenza del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per affrontare la situazione in Iraq, l’italiana Flavia Pansieri, Vice Alto Commisario per i Diritti Umani, ha presentato le prove raccolte dall’organismo internazionale della gravità degli abusi commessi dagli estremisti dell’ISIS. L’esercito iracheno e le forze curde, con l’appoggio militare degli Stati Uniti, lottano contro questo gruppo terroristico, che nonostante tutto continua a mantenere il controllo di vaste aree nelle provincie di Anbar, Ninive, Salah al-Din e Diyala, nel nord dell’Iraq.

Gli insorti dello Stato Islamico, che proclamato la creazione di un califfato nelle zone controllate del nord iracheno fino alla regione orientale della vicina Siria, hanno concentrato la loro crudeltà contro le minoranze etniche e religiose. Molti sono stati uccisi direttamente, altri assediati e privati di acqua, cibo e medicinali. Tra gli yazidi, la minoranza maggiormente colpita, almeno un migliaio sono stati assassinati nelle ultime settimane e circa 2750 di loro sono stati presi in ostaggio e ridotti in schiavitù. Sono almeno 2250 le donne e i bambini presi in ostaggio e detenuti nella prigione di Badush, Mosul, di Tal Afar e in altri luoghi sotto il controllo dell’ISIS. A Badush è stata anche documentata l’esecuzione sommaria di 650 prigionieri di sesso maschile, in particolare contro gli uomini di confessione sciita, ai quali è stato ordinato di scavare le fosse in cui i ribelli li hanno uccisi. L’ONU, sempre secondo le parole espresse dalla Pansieri, è a conoscenza anche dell’esecuzione di vari leader religiosi, tra cui dodici sunniti a Mosul che si rifiutarono di giurare fedeltà all’organizzazione jihadista.

Anche se intere popolazioni sono riuscite a fuggire, diversi villaggi della provincia di Sinjar corrono ancora il rischio di essere attaccati dai terroristi dello Stato Islamico. La presenza ed il controllo dell’ISIS si estende in particolare nell’area nord dell’Iraq, dove l’ONU teme per la sorte dei civili. Le donne sono particolarmente esposte agli abusi degli estremisti islamici, che a metà agosto hanno annunciato in tutte le moschee di Mosul che devono coprire il viso con il velo se non vogliono affrontare severe punizioni; è vietato loro anche camminare per strada se non sono accompagnate da un uomo.

Anche Amnesty International accusa gli jihadisti dello Stato Islamico di perpetrare crimini di guerra e pulizia etnica, con esecuzioni sommarie e rapimenti di massa contro le minoranze etniche e religiose nell’Iraq settentrionale. Sono molte infatti le testimonianze di sfollati e fuggitivi, in particolare membri della minoranza curda degli yazidi, che parlano di esecuzioni di massa avvenute soprattutto nella zona rurale di Sinjar. Amnesty International però accusa anche il governo iracheno di chiudere un occhio sulle milizie settarie e di armare i volontari sciiti contro l’ISIS, mentre invece dovrebbe impegnarsi a proteggere tutti i civili, indipendentemente dall’etnia o dalla religione.