Neuromarketing ed emozioni

neuromarketing.

Sembra che il neuromarketing e parlare di neuromarketing sia molto di moda in questo momento. Il secondo grande congresso internazionale dedicato a questa disciplina si è da poco concluso, il Neuromarketing Kongress 2009 Emotional Boosting di Monaco di Baviera, e pare che i grandi marchi stiano cominciando ad applicarlo alle vendite con successo.

Vediamo di capire in parole povere in cosa consiste e come dovrebbe funzionare: più un marchio fa ricorso Il , maggiore sarà il vincolo che egli sentirà nei confronti di questo marchio. Detto in termini neuronali, l’attivazione di certe aree del cervello sarà maggiore quando si troverà in presenza di quel determinato marchio. Il cervello umano infatti non è in grado di essere felice in maniera continua e duratura, ma attraverso il neuromarketing è possibile approfittarne, sottoponendolo sempre a nuovi stimoli e nuove esperienze.

Le aziende dovrebbero imparare, con l’aiuto della neuropsicologia, a soddisfare quelli che sono i reali bisogni dei consumatori. Attraverso lo stimolo dei punti di contatto del cervello, i consumatori possono essere attirati e stimolati all’acquisto. Vengono messi in moto dei particolari processi che ne attraggono l’attenzione, elaborando in modo insconscio moltissime informazioni che la nostra vista lascia passare: l’occhio umano gestisce infatti una quantità di informazioni pari a 10 milioni di bit al secondo, ma solo 40 bit/s vengono elaborati in maniera conscia. Il lavoro dei professionisti del marketing dovrebbe essere quello di caricare un prodotto di emozioni, le nostre decisioni all’acquisto sono sempre fatte dal sistema emozionale. Come? I modi possono essere innumerevoli e variano in base al prodotto: l’imballaggio, l’odore, la luce, il suono, i colori..