Cos’è il Deep Web?

Deep Web.

Termini come Tor, navigazione anonima, vpn, proxy, sono sempre più presenti nelle conversazioni delle persone comuni e sugli articoli dedicati anche ad un pubblico meno tecnico. Da quando esiste Internet la maggior parte degli utenti non si è mai preoccupata di conoscere queste cose: l’utente medio apre il browser, cerca qualcosa su Google e controlla le interazioni dei suoi amici e conoscenti sui social network. Negli ultimi anni però è venuta alla luce una realtà per cui le persone sono quasi costrette ad avere maggiori conoscenze per proteggere la propria identità, i propri dati ed in molti casi anche evitare le censure. Si tratta di programmi governativi di sorveglianza come PRISM della NSA (vi siete già dimenticati di Snowden?), aziende che raccolgono tutti i nostri dati per venderli al miglior offerente, censure che bloccano l’accesso dei cittadini alle informazioni in paesi con particolari situazioni politiche.

Anche se è difficile crederlo e per qualcuno è solo una leggenda metropolitana, il Deep Web esiste davvero ed è la parte più grande di Internet. Del Deep Web (o Hidden Web, o Invisible Web) fanno parte tutti quei contentuti che non vediamo nel web più superficiale, quello di tutti i giorni indicizzato dai motori di ricerca al quale ogni utente può accedere agevolmente con un browser. Per capire quanto questa parte nascosta di Internet possa essere grande, pensate che si stima che quella che invece conosciamo e possiamo vedere tranquillamente (Facebook, Wikipedia, tutti i siti di informazione e blog, tutto che possiamo trovare con Google) sia tra l’1% ed il 4%, tutto il resto è Deep Web.

Inforgrafica DeepWeb. Il modo più semplice è diffuso per rappresentare il Deep Web è un oceano, popolato da vari abitanti alle diverse profondità. Nella parte più in superficie, dove possiamo navigare, ci sono i motori di ricerca, i siti linkati tra di loro che possono essere indicizzati e tante normali pagine web come questa. Un po’ più in profondità ci sono i database, che non mettono a disposizione tutto il loro contenuto: quando vengono interrogati in maniera precisa, rispondono generando una singola pagina che non è (solitamente) indicizzata nei motori di ricerca. A questa profondità si trovano anche i siti protetti da password, a cui può accedere solo chi la conosce, e quelli che fanno di tutti per tenere lontani i crawler dei motori. In queste vicinanze, appena appena più in basso, ci sono le pubblicazioni accademiche, come le riviste scientifiche private: è una grandissima quantità di pubblicazioni alla quale però si può accedere solo da reti private come le intranet universitarie o aziendali.

Più in basso ancora, nelle profondità dell’oceano internettiano, si trova la rete Tor, quella considerata la parte più oscura. Questa rete è composta da una serie di siti i cui indirizzi terminano con .onion e richiede un particolare software per potervi accedere. Il software è appunto Tor, una rete di tunnel virtuali che protegge le comunicazioni degli utenti, creando una grandissima rete gestita da volontari in ogni parte del mondo. Il progetto della EFF, originariamente sponsorizzato dal Laboratorio di Ricerca della Marina degli Stati Uniti per proteggere le comunicazioni governative, è finito per essere la parte più misteriosa e meno raccomandabile di Internet. Qui, nel cuore del Deep Web, anche le peggiori cose sono possibili: vendita di armi e di droghe, pirateria e mercato nero, pornografia illegale e reti criminali. Ma non c’è solo illegalità, spesso chi sceglie di essere presente nella rete Tor lo fa solo per mantenere l’anonimato, per motivi personali o politici. Se decidete di volerne sapere di più, controllare con il vostro monitor come vanno le cose e fare un giro negli abissi del web, un buon punto di partenza sono gli indirizzi raccolti dalla directory Hidden Wiki.