RetronomiconIl Libro dei Nomi dei Computer Cthulhu A.A.V.V. 5 Settembre 1999 - 30 Settembre 2003 Versione 0.1.5 _______________________________________________________________________ Table of Contents [1]Risvegli 1. [2]Introduzione 1.1. [3]Il Retrocomputing 1.2. [4]Psiche del Retrocomputer 1.3. [5]it.comp.retrocomputing 1.4. [6]Retro-IT.org 1.5. [7]IRC 1.6. [8]Il Retrocensimento 1.7. [9]Il Retronomicon I. [10]Teoria 2. [11]Acquisizione 2.1. [12]Individuazione 2.2. [13]Gli stockisti 2.3. [14]Acquisto 2.4. [15]Riparazione 2.5. [16]Pulizia 3. [17]Pubblicazioni [18]Libri II. [19]Hardware 4. [20]Acorn 4.1. [21]Acorn' Saga 5. [22]Alcatel 5.1. [23]ADF258 6. [24]Apple 6.1. [25]cpKermit sull'Apple II 7. [26]Atari 7.1. [27]ST / TT / Falcon 8. [28]Commodore 8.1. [29]Amiga 8.2. [30]Commodore 64 9. [31]Cyrix 10. [32]Digital Equipment Corporation 10.1. [33]VAX 10.2. [34]Reimpostare la password di SYSTEM 10.3. [35]Installazione Ultrix da rete 11. [36]IBM 11.1. [37]S/36 11.2. [38]AS/400 12. [39]Olivetti 12.1. [40]P6040 12.2. [41]Summa Prima 20 13. [42]SGI 13.1. [43]Dove reperirli e a cosa prestare attenzione in caso di acquisto 13.2. [44]Il sistema operativo IRIX 13.3. [45]Software per IRIX 13.4. [46]Modelli piu` recenti 13.5. [47]Qualche commento finale 13.6. [48]Link su Internet 14. [49]Sinclair 14.1. [50]Riparare uno ZX81 od uno Spectrum 15. [51]SUN 15.1. [52]Dove reperirli e a cosa prestare attenzione in caso di acquisto 15.2. [53]Sistema operativo 15.3. [54]Software 15.4. [55]Qualche commento finale 15.5. [56]Link su Internet 16. [57]VTech 16.1. [58]Laser 500 III. [59]Appendici A. [60]Relazioni Sociali A.1. [61]Madri A.2. [62]La morosa del retrocomputerista B. [63]Cianfrusaglie B.1. [64]Misure e Pesi B.2. [65]N.U.P.O. B.3. [66]SUN - Optical PAD B.4. [67]Piedinatura porta parallela MSX B.5. [68]Codice colori startup Amiga B.6. [69]Postulati del Retrocomputing B.7. [70]10 Motivi per Ravanare B.8. [71]Il sesso dei computer B.9. [72]CPU/FPU/MMU Motorola B.10. [73]Hard disk e parking - motori passo passo e voice coil B.11. [74]Reinchiostrare nastri (MPS 1230) B.12. [75]HPUX 9 password recovery B.13. [76]Identificare le SIMM B.14. [77]Some Telegraphic Machines with independent signals B.15. [78]MFM ed ESDI B.16. [79]Cambio motherboard Olivetti Quaderno B.17. [80]Guarnizioni HDD fuse B.18. [81]Riparazione floppy Sinclair ZX Spectrum+3 B.19. [82]Classic Computer Collector's Code of Conduct B.20. [83]ROM: vita, morte e miracoli B.21. [84]Il ronzio dei traformatori B.22. [85]I nastri per HP 9144 e 9145 B.23. [86]Come lo Spectrum carica da cassetta B.24. [87]Console modificate C. [88]Revisioni Retronomicon C.1. [89]Storico modifiche [90]Glossario List of Tables B-1. [91]Conversione unita' di misura - Pesi B-2. [92]Conversione unita' di misura - Lunghezze B-3. [93]Piedinatura porta parallela MSX B-4. [94]Amiga - codice colori startup B-5. [95]Amiga - codice colori errore B-6. [96]CPU Motorola 680x0 B-7. [97]FPU/MMU Motorola B-8. [98]HP9000 - specifiche delle cartucce nastro _________________________________________________________________ Risvegli Era impaziente. Era uno degli ultimi modelli, uno dei piu' veloci, imponente. Non vedeva l'ora di iniziare. Fremeva! Il primo incontro lo ebbe con SYSTEM, con lui ebbe per primo una serie di colorite scaramucce, poi ci fu altra gente. I primi tempi era piuttosto dispettoso, non perdeva occasione per rinfacciare a chiunque che, gli spiaceva, ma proprio quei comandi senza senso non sapeva come eseguirli, che colpa aveva ha lui se non riuscivano a farsi intendere? Col tempo imparo' a capire quello che da lui ci si aspettava, passata l'euforia iniziale fece quello che gli veniva chiesto, nel migliore dei modi possibili. Il modo in cui era stato progettato, in fin dei conti. SYSTEM si prendeva cura di lui, di tanto in tanto cambiava o aggiungeva delle parti, per renderlo piu' agile. Lo controllava da cima fondo, teneva sotto controllo la gente che lo usava. La teneva sotto controllo anche lui, ogni tanto sbirciava nei loro segreti, imparava qualche cosa sullo strano mondo li fuori. A chi non gli garbava tirava qualche tiro mancino, per poi assumere un aria di innocente sufficenza rassegnata quando SYSTEM gli chiedeva cosa diavolo avesse combinato quella volta. Un giorno venne collegato ad un cavo, Un cavo particolare, che gli permise di parlare con altri suoi simili. Per suo tramite, anche i suoi utenti poterono parlare con gente di tutto il mondo, e questo lo rendeva contento. SYSTEM raccontava e riceveva storie, degli scherzi che ogni tanto lui e i suoi simili combinavano. Pazienti e metodici, vero, ogni tanto si prendevano qualche liberta'. E SYSTEM imparo' a conoscerlo ancora meglio, riusci' a farlo lavorare in maniera perfetta. Un orologio svizzero non avrebbe avuto che da impararne. Il tempo continuava a passare, altri fratelli piu' potenti spuntarono in giro, li sentiva vantarsi sulla rete. Nei momenti in cui non erano fuori servizio, almeno. Un giorno, SYSTEM se ne ando'. Lui non pote' vederlo, ma lo seppe, comunque. Il nuovo arrivato non lo conosceva. Non sapeva come vezzeggiarlo e coccolarlo. Non capiva i suoi messaggi. Tutto quello che sapeva fare, era lamentarsi. E combinare pasticci. Divenne triste, perse interesse. Venne spento e smontato. Lo portarono in una cantina. Era buia, in giro giacevano pezzi dei suoi predecessori. Sue vecchie parti sostituite tempo addietro. La polvere lo copri'. Insetti e piccoli animali fecero la loro tana dentro di lui. Il tempo passava, buio. Apprave un uomo, prese le sue parti, un po' alla volta le porto' via. Ci vollero diversi viaggi. "Cara, guarda qui che cosa ho ritrovato oggi!" "Oddio, e' che e' quel coso? Dove hai intenzione di metterlo?" "Non ti preoccupare, lo metto in studio, c'entra." "Si, ma solo dopo che hai ammazzato tutti quegli animaletti che scappano fuori!" "Ma certo, cara." Venne completamente smontato, pulito con cura, rimontato. Acceso. Un metallico colpo di tosse, qualche sbuffo di polvere. Qualcuno si collego'. SYSTEM era tornato! _________________________________________________________________ Chapter 1. Introduzione 1.1. Il Retrocomputing :retrocomputing: /ret'-roh-k*m-pyoo'ting/ /n./ Refers to emulations of way-behind-the-state-of-the-art hardware or software, or implementations of never-was-state-of-the-art; esp. if such implementations are elaborate practical jokes and/or parodies, written mostly for {hack value}, of more `serious' designs. Perhaps the most widely distributed retrocomputing utility was the `pnch(6)' or `bcd(6)' program on V7 and other early Unix versions, which would accept up to 80 characters of text argument and display the corresponding pattern in {{punched card}} code. Other well-known retrocomputing hacks have included the programming language {INTERCAL}, a {JCL}-emulating shell for Unix, the card-punch-emulating editor named 029, and various elaborate PDP-11 hardware emulators and RT-11 OS emulators written just to keep an old, sourceless {Zork} binary running. A tasty selection of retrocomputing programs are made available at the Retrocomputing Museum, [99]http://www.ccil.org/retro/. Ma noi, noi non ci fermiamo agli emulatori. No, noi andiamo nelle cantine, negli sfasci, nei piccoli negozi sconosciuti, in cerca dell'hardware, di cio' che si puo' toccare. Con lo scopo, ovviamente, di rimetterlo nuovamente in grado di funzionare. Perche'? Nostalgia dell'infanzia, nostalgia di eventi che non si e' fatto in tempo a vivere, noia per gli odierni scatolotti privi di stile, chissa'... I vecchi dell'informatica possono ancora funzionare. Possono essere ancora usati. Riaccendeteli, rimanete ad ascoltare opachi rumori metallici, tichettii e sospiri, sommesse luci ammiccanti, il tempo digitale che parla. Spegnete per un momento il vostro PC, spegnete le luci, ed ascoltate. _________________________________________________________________ 1.2. Psiche del Retrocomputer Cosa spinge un essere altrimenti normale a impegnarsi tanto per recuperare il tempo macchina perduto? La parola al nostro psicologo, Cavour (ora Maccabeo): In origine, volevo indagare su un fenomeno in qualche modo analogo: la bibliofilia. Vera malattia, spesso contagiosa (ho "diagnosticato" casi di contagio ...;-)), la bibliofilia non si può certo ridurre all'amore per la sapienza contenuta nei libri stessi (non è, dunque, solo filosofia). La bibliofilia trascende l'ordine schiettamente filosofico per divenir amore per un oggetto. Il bibliofilo annusa i libri, si innamora delle linee, della carta, della rilegatura. Il libro diviene, per questo malato, intrinseco oggetto di desiderio. Il retrocomputing non è dissimile dalla bibliofilia. Anche in questo caso, si trascende dal valore "funzionale" della macchina. Noi compriamo questi oggetti non perchè realmente ci servono, ma per piacere. Esso piacere deriva, per qualche ragione dall'idea platonica o dalla forma aristotelica di computer: da ragazzi avevamo il nostro computerino, ci divertivamo un sacco, provavamo piacere ad utilizzarlo. Negli anni 80, poi, esistevano vere e proprie guerre di religione informatiche: distanti dall'idea di Unico Standard, ognuno di noi parteggiava per quel particolare home. Tuttavia nella nostra mente, divenuta adulta, il fanatismo è divenuto amore universale. L'Altro, nemico in gioventù, diviene ora, con o senza l'onore delle armi, Alleato, partecipe, complice e membro di una grande famiglia. Così l'odiato Amiga è stato da me cercato con spasimante passione; così come per lo Speccy (fui utente Commodore, prima della scelta Atariana con l'ST) ... In fondo, anche odiandolo, abbiamo sempre ricercato l'Altro, il Rivale della nostra macchina di cui eravamo (ed in fondo ancora siamo) "eroici" (nel senso bruniano della parola) difensori. Ora, ed ancor di più i nostri figli, non è più possibile godere della passione che ci legò indissolubilmente al mondo informatico. Oggi le macchine sono tutte tristemente uguali (forse il NeXT è l'ultima macchina degna di esser collezionata, eccezion fatta per l'iMac), indecorosamente standardizzati, spaventosamente banali. Il retrocomputing è cosmopolita ... D'altra parte, molto piu' semplicemente, spiega Piero Cavina: Non sono uno psicologo, ma qualsiasi forma di collezionismo ha in se' qualcosa di patologico... gli anglosassoni parlano di "anal retentive" (hem hem... :-) Comunque, se non e' proprio una cosa maniacale, lo si fa perche' ci si ricorda dei bei tempi! Come quei professori degli istituti tecnici che collezionano radio a valvole, non ci vedo troppa differenza ;-)) Puntualizza Giuseppe Gigante: Più che altro siamo "Homines Fabres", creaimo da noi quello che abbiamo ricercato. Io ho sempre desiderato il 500, ed ora c'è l'ho, insieme al 1200. E' un piacere acuto, diverso dal bibliofilo, perchè non siamo attratti dalle linee estetiche, ma anche animati dallo spirito di far rivivere, e riportare alla luce, frammenti del passato Informatico. Siamo più simili agli Amanuensi, recuperiamo, proteggiamo e facciamo rivivere. Il retrocomputing parla la lingua dell'intelletto, dell'ingegno, del cimento di ricercatori e di tutti quelli che ne hanno avuto a che fare. Diverse sono le vie del pensiero, diverse sono le piattaforme. Ora il computing parla la lingua dell'economia, della standardizzazione, dell'omologazione. Siamo gli archeologhi degli schemi mentali, non collezionisti. Il collezionista imbalsama, cristallizza. Noi ridiamo la vita (elettronica). Ogni volta che Cthulhu accende un Vax, riaccende le speranze e le aspettative di chi ha creato quel Vax. Lo stesso dicesi per te, Cavour (ora Maccabeo), per Cavina, per me e per tutti gli altri. Non importa che sia un login, o un loadwb, o un run, o qualsivoglia. La forma è diversa, ma il contenuto non cambia. C'è una concezione d'entelechia per i nostri beniamini? E' stata già codificata da Cthulhu, il SYSTEM. Romanticheggia Angelo Fonzeca: A me spesso piace fare un paragone tra i retrocomputers ed un oggetto di antiquariato quale può essere un grammofono... Ebbene quest'ultimo paragonato ad un CD-Player di oggi produce un suono che fà schifo, l'acustica è pessima e si deve girare la manovella per farlo funzionare... ;) Però non so se ti è mai capitato di ascoltare "quell'aggeggio"... bè le emozioni che sprigiona l'ascolto di un vecchio vinile graffiato è una sensazione meravigliosa, nostalgica e triste nello stesso tempo che per qualche minuto ti fà stare sospeso in un luogo privo di spazio e tempo... Il CD-Player questo non lo fà e non lo farà mai, o lo fà al limite perchè ti vengono trasmesse delle emozioni dal brano o dall'artista che ascolti e non dall'oggetto in se stesso o dal supporto utilizzato... la differenza sono "i solchi" e i "graffi" del tempo che hanno dato dignità e valore superiore ad un oggetto che tecnologicamente vale meno che zero... ma che per pura magia "suona", tra l'altro, degli strani dischi di materia organica anch'essa "lavorata" dal tempo. Allo stesso modo per me i retrocomputers "suonano" ed hanno una dignità fornita loro dalle "carezze" del tempo, dal nostro amore nei loro confronti e dalla nostra voglia di conservare un passato trascorso velocissimamente, e come nel mio caso sono in più oggetti che hanno accompagnato la mia giovinezza e la mia vita di adulto. Ebbene questi "grammofoni tecnologici" non avrebbero valore economico se dovessero essere utilizzati per gli stessi scopi per cui oggi usiamo i PC, ma il loro valore è la magia, l'amore e la dolce nostalgia che essi sanno trasmetterci ad ogni accensione... è questo che non ha e non avrà mai prezzo. Qui intervengono i "mercenari" che raccolgono, fiutano, ci spiano, stimano per noi e poi vendono solleticando la nostra inguaribile voglia di possedere quasi con desiderio "sessuale" un oggetto( parlo dei collezionisti in senso generale). In altri casi alcuni oggetti sono parte del nostro immaginario collettivo, come ad esempio l'Altair, l'Imasai (quello di War Games) che hanno invece un valore superiore perchè difficili da reperire e contemporaneamente status-simbol ed oggetto di desiderio di molti, a fronte di pochissimi esemplari... Qualche tempo dopo, Bradipo propone la sua versione: io lo faccio per ragioni di coscienza - sono un terribile polemico e un provocatore (lo so), quindi non colleziono le macchine ma faccio di tutto per tenerle in vita (anche se non si tratta delle mie), in barba alle norme del mercato che vorrebbero la sostituzione di tutto cio' che non sta alla regola dell'aumento *esponenziale* della velocita' delle macchine...dentro quelle scatolette c'e' tantissimo pensiero dell'uomo e di altre scatolette loro sorelle e c'e' pure tanto inquinamento potenziale. salvando un 386 faccio un'azione molte volte utile... secondariamente "faccio del retrocomputing" perche' noto che la qualita' dei vecchi prodotti e' decisamente superiore a quella delle nuove leve (e questo e' tanto piu' vero quanto piu' si va a ritroso nel tempo) infine "faccio del retrocomputing" perche' soffro di una strana forma di "saudade": ho nostalgia di cio' che non sono stato in grado di apprezzare a tempo debito e forse provo ancor piu'nostalgia per non aver seguito l'evoluzione delle macchine negli anni d'oro del personal computer dal 1978 al 90, direi. avrete da tempo capito che non sono certo un *esperto* :-)))) anzi...pero' oltre tutto quanto sopra elencato il rc e' anche una formidabile palestra per chi, come me, vuole davvero imparare qlcs sui "cervelli elettronici" (questo anche grazie al ng, naturalmente!) Ne approfitta Leonardo, uno dei piu' "giovani" del gruppo, per dire la sua: Io vengo dalle humanae litterae. Non che questo sia assolutamente qualificante (anzi!). Il fatto molto semplicemente è che se in un ambiente del genere vuoi trovare qualcuno con cui parlare di computer, fai prima a cercare un elefante rosa a pallini. Il chè è ben frustrante e ben poco edificante. C'è solo una cosa peggiore del non avere nessuno con cui stare in compagnia, ed è avere una compagnia che non vorresti avere >:O], oppure più semplicemente una compagnia dove ti rompi le palle, pur essendo tutte bravissime persone magari, e chi lo nega? Voglio dire che mi sarebbe piaciuto avere un sacco di persone intorno a cui piacevano i computer, e con cui parlare, ma dalle mie parti non se ne trovavano molte (tranne un caro amico che conservo dalle medie), quindi ho dovuto dedicarmi ad un'altra cosa che mi piaceva quanto i computer (e allora anche di più), ossia la musica. Fatto sta che ho fatto un bel pò di cose con amici musicisti, ma non ho praticamente mai avuto amici computerofili (tranne il suddetto). Poi ho scoperto il ng, e la mia vita è cambiata (permettetemi di sorseggiare un Montenegro con aria assorta... :O))) Sì perchè non è che uno certe cose le acquisisca, piuttosto gli si concretano dal di dentro. Ci sono tre cose che non smetterei mai - e quando dico mai intendo 15 ore al giorno, più una breve mangiatina, scarico liquami e dormitina - di fare (elenco non in ordine di importanza ma così come mi viene): una è guidare e fare viaggi con la macchina, l'altra è suonare in un gruppo, l'altra è qualsiasi cosa che abbia a che fare con i computer.... la quarta, a cui tutti voi zozzoni avete pensato per prima... beh, insomma ragazzi, dopo un pò bisogna fare qualche pausa! Mica si può andare avanti per 15 ore!!! :O)) Ora, se mettete un pò assieme i pezzi di tutti questo viene fuori perchè mi piace il retrocomputing: 1. finalmente ho un sacco di persone con cui parlare di computer, che mi capiscono se sbavo davanti a un SE/30 e grazie alle quali posso imparare un sacco di cose. E in realtà non è solo questo. Se si trattasse di semplici conoscenze informatiche, basterebbe affidarsi a libri, riviste e internet. Quando invece una cosa è per qualcuno una passione, è giusto iniziare a pensare che se una certa persona condivide con te quella passione, allora forse non ci stai bene assieme solo perchè potete parlare di cose che conoscete entrambi, ma anche perchè forse con quella persona ci stai bene anche al di là del retrocomputing. Ergo... 2. inoltre, e di conseguenza, si possono imparare veramente cose interessanti e utili sulle vecchie macchine, e quindi anche su quelle nuove. In questa maniera ovviamente si arriva in breve tempo a scoprire che anche le vecchie macchine possono essere assolutamente utili. Tra l'altro, concordo con il bradipo sul fatto che le vecchie macchine mi danno moooolto più affidamento di quelle recenti. Oltretutto sono più belle e - specie se sono ben vecchie, oppure se sono di una certa marca, e non aggiungo altro, e anche se sono in quest'ultimo caso anche solo mediamente vecchie - hanno una personalità. Io penso che la bellezza sia una qualità importante da cercare in OGNI cosa che si fà. Potrei farvi una lunghissima disquisizione filosofica su questa cosa anche perchè ne sono assolutamente convinto, ma lasciamo perdere, è fuori luogo. Dicevo, la bellezza è importante in qualunque aspetto della vita, quindi perchè non cercarla anche nei computer, che occupano gran parte della nostra (intendo retrocomputeristi) vita, dei nostri pensieri, e anche un pezzettino dei nostri sentimenti? Riassunto in due righe: se vedo il mio AMD900 non mi dice un cazzo, se vedo l'Epson EL Plus (che pur non è neanche a rigore un retropc), mi piace usarlo, mi piace guardarlo, mi piace il fatto che è piccolo e silenzioso come nessun altro tra i computer che ho, e porco cane mi piace pure che devo aspettare qualche secondo per far partire i programmi. E così passiamo al punto successivo: 3. L'ambiente. Come tutti sappiamo, le interfacce grafiche si stanno "evolvendo" (in realtà sarebbe più giusto dire "complicando", anche se non ogni complicazione è necessariamente una evoluzione) in maniera tale da rendere a tutti - così dicono - l'interazione con il computer più coinvolgente, facile, analogica (ossia in cui le azioni da compiere siano simili agli atti quotidiani), e pure belle da vedersi. Tutto viene riassunto in una espressione usata fin troppo: "user friendly". I risultati li abbiamo sotto agli occhi: è innegabile che windows e mac os abbiano dato la possibilità anche a chi accende il pc per la prima volta di orientarsi e di riuscire a fare da subito qualcosa senza precedenti istruzioni, e questo gli va riconosciuto. Ma è l'unico - anche se non piccolo - pregio, attorno al quale ruotano una marea di difetti che tutti ben conosciamo. E non mi sto solo riferendo ai sistemi che vanno in palla, al fatto che bisogna pregare ogni volta che si accende il pc sperando che vada tutto bene, al fatto che il windows richiede macchine e accessori sempre più potenti e non offre veri e propri salti qualitativi per l'utente comune, al fatto che il suddetto costa sempre di più.. Mi riferisco anche al fatto per cui le interfacce grafiche, nel loro tentativo di essere a prova di inesperto assoluto, diventano realmente soffocanti. Programmi che si autoprogrammano e fanno un sacco di cose senza che uno gli abbia detto nulla, desktop pieni di suoni e colori in cui si tenta di fornire la qualità mediante la quantità (e sappiamo che non è così), assistenti in linea che - diciamocelo francamente - non aiutano quasi a nulla se non a rompersi le palle, computer sempre più ventolati, potenti, rumorosi, infiniti, dove le capacità umane di raccapezzarsi vengono meno a misura che il sistema diventa più "potente". Il grande difetto dei sistemi moderni è vogliono farsi troppo carico delle esigenze dell'utente, fornendogli un sacco di soluzioni preconfezionate (il che non andrebbe neanche male per tutti i non-computerofili, se almeno fossero progettate bene). Avvii un programma, e ancor prima di iniziare ti appaiono tre schermate dicendoti che "guarda che...", "vuoi tu...?", "attenzione che..." e così via! Ma porco cane! Io volevo solo scrivere una lettera! I sistemi moderni (in caso non si capisse parlo sempre di windows, e non mi sembra di esagerare visto che l'80% di chi ha un pc ha sempre e solo visto quello) ti trattano come un idiota e impongono le proprie leggi: "Non vuoi fare questo che ti sto consigliando? Ma come? Guarda che è la cosa migliore! Devi solo premere un pulsantino! Eppoi guarda che tanto non hai scelta...". Ecco cosa intendo per ambiente: l'ambiente che si crea nel momento in cui mi metto di fronte a un computer per farci delle cose. Se mi metto davanti a windows (anche senza andare all'XP) sembra sempre di stare in mezzo a una assemblea di condominio, dove tutti hanno ragione e devono assolutamente dire la loro. Se mi metto davanti a un vecchio computer, magari con un bel sistemino alternativo (che proprio da poco tempo sto iniziando a scoprire grazie a tutti voi), oppure anche con il buon vecchio dos, o anche con un vecchio MacOS, l'ambiente è rilassato, le ventole più silenziose, la velocità di elaborazione è più umana, il computer più piccolo (vabbe, qui qualche deroga si può fare...). Con la loro collaborativa ubbidienza e linearità, i vecchi computer sono degli amici con i quali si può parlare, e anche se magari alle volte sono un pò enigmatici, sicuramente sono molto lineari, sono più facili da capire, e non accadono quasi mai catastrofi inspiegabili e totalmente inaspettate. Per quello che riguarda la mia opinione, limitatevi a non contraddirmi. _________________________________________________________________ 1.3. it.comp.retrocomputing Ah, turisti. Benvenuti, benvenuti nelle Lande delle Macchine Dimenticate. No, non lasciatevi spaventare dal nome funereo, non troverete ad attendervi Non Morti assetati dei vostri fluidi, qui non ci sono spettri ansiosi di sottrarre altrui quello che da tanto tempo hanno irrimediabilmente perduto. Vedete, da quella parte, i Monoliti? Udite, l'ipnotico ronzio, i melanconici sospiri? I Monoliti vivono. I Monoliti erano prima che le finestre dell'abisso venissero spalancate, rimarrano dopo che si saranno richiuse sullo sfacelo blu. Riuscite a distinguere la possente figura curva, laggiu', con sulle spalle il pesante fardello? Lui e' Enrico, il Guardiano dei Monoliti. Di qua, presto, non capita spesso che si lasci osservare... l'avete scorto? Era Yoghi, lo sfuggente Ravanatore. No, prego, non toccate, in questo immenso cumulo di reliquie e' la sua tana, diventa nervoso quando qualcuno mostra interesse per i suoi tesori. Un Ravanatore innervisito non e' avversario da sottovalutare, neanche per dei valorosi guerrieri. Ah, ecco, siamo arrivati nelle Grotte di Alberto. La leggenda dice che i bit perduti in modo particolarmente tragico finiscano qui, dove possa essere donata loro nuova carica. Ora sara' meglio non disturbare, vedo Alberto chino su dei Tavoli di Simulazione. L'ultima volta che e' stato distratto, la simulazione ha devastato interi settori prima che un prode Formattatore ristabilisse il partizionamento delle terre. Certo, potete proseguire da soli. Ricordate di fare un salto alle Cave di Silicon, se incontrate Giuseppe non mancate di farvi presentare le sue Amighe. Ma state attenti, non spingetevi troppo in la', non oltrepassate mai i confini di Emmemmeu. Poiche' niente che passa i confini torna da cio' che vi e' oltre. Niente puo' tornare a raccontare di aver visitato la sommersa R'lyeh. La mia dimora. avvisatamente, Cthulhu E' il newsgroup dove cercare aiuto per quello strano affare spigoloso che non si sa bene da che parte guardare, dove scambiare trucchi e consigli su come rimettere in forma un venerando PDP o una piu' giovane SPARC. Dove trovare software per il riesumato Vic20 o C64. Ma anche il posto in cui raccontare delle proprie avventure, tristi o felici che siano. Compravendita? Ma si, perche' no. Parlando di una fiera, dopo essersi lamentato dello scarso bottino, SoNic scrive: Se posso azzardare una analisi "sociologica" direi che il mercato dell'informatica non e' ancora maturo per queste fiere: nessuno sa' quanto vale la roba e puoi trovare prezzi esosi per cose che non valgono nulla e prezzi buonissimi per altre. Viceversa il mercato dell'OLD RADIO avete visto come funziona bene? I pezzi sono limitati e le quotazioni le sanno tutti gli appassionati. Credo che per i computer non sara' mai cosi: troppa produzione industriale ed apparecchi di troppo difficile uso. Una radio puo' essere difficile aggiustarla; non trovi le valvole, etc..., ma lo schema e' molto semplice, usarla e' facilissimo e non occorre grande preparazione. Invece usare un computer vecchio puo' essere impossibile da usare anche da un "mago", se non l'ha mai visto prima e se non ha il sistema operativo con uno straccio di manuale. Il progetto retrocomputing-FAQ lo vedo proprio in quest'ottica di conservazione della conoscenza. _________________________________________________________________ 1.4. Retro-IT.org E' attiva una intera gerarchia (la retro.*) di newsgroup dedicati al mondo italiano del retrocomputing. L'iscrizione e' libera. Il sito dedicato all'iniziativa e': [100]http://www.retro-it.org. _________________________________________________________________ 1.5. IRC E' abitudine per alcuni dei frequentatori del gruppo chiacchierare via IRC. Se lo desiderate, potete raggiungerci: Rete IRC: Azzurra ([101] http://www.azzurra.it/irc/italian/server.htm) Canale: #retrocomputing o #oldx Ora: tarda serata, generalmente dopo le 22:00, per #retrocomputing. Qualsiasi altro orario potrebbe essere valido per #oldx _________________________________________________________________ 1.6. Il Retrocensimento Siete curiosi di scoprire in quali territori potrebbe accadervi di incontrare ciascuno dei frequentatori di it.comp.retrocomputing? Vi state domandando chi potrebbe avere il pezzo che cercate con accanimento da tempo immemore? Non conoscere il volto di un donatore lontano vi e' causa di turbamento? Grazie a Francesco Sblendorio e' ora possibile trovare risposta a questi interrogativi! Recatevi a visitare il suo [102]Retrocensimento e non esitate a registrarvi! _________________________________________________________________ 1.7. Il Retronomicon * Questo testo e' redatto in codifica ASCII a 7 bit. Disponibile su richiesta in EBCDIC a 5 bit. Ci stiamo attrezzando per la versione su schede e nastri perforate. I sorgenti di questo documento sono realizzati in XML, utilizzando il [103]DocBook DTD. La conversione in HTML e PDF e' ottenuta con [104]Jade, la conversione in TXT con [105]Lynx. * Manutenzione a cura di Cthulhu * Disponibile su: + [106]R'lyeh + [107]Unsupported.info (IPv7.net) + [108]C3PO + [109]Ancient Computer (solo PDF) + [110]BBK Retrocomputing + [111]Retro-IT.org * Con la collaborazione di tutti i partecipanti di it.comp.retrocomputing, senza distinzione di marca, clock e memoria di massa. * Ringraziamenti particolari? Ma no, dai, veramente, mi mettete in imbarazzo... I. Teoria I vecchi computer fanno ognuno qualcosa di diverso; quelli nuovi fanno tutti le stesse cose. Leonardo (gia' newo) _________________________________________________________________ Chapter 2. Acquisizione 2.1. Individuazione "Ma come diavolo fate a trovare tutta quella roba?" Beh e' abbastanza semplice: ci sono vari modi ! Sveliamo ora qualche trucco del mestiere. 1) Innanzi tutto quando si e' in giro bisogna fare ballare gli occhi soprattutto alla sera nei giorni antecedenti l'asporto rifiuti. Non sai quanta gente butta via perche' non sa' piu' cosa farsene. 2) Visto quanto sopra e ipotizzando che non si puo' controllare tatta la citta' basta andare dove arriva la merce....... cioe' alla sede della societa' dedita all'asporto rifiuti. Normalmente c'e' un cassonetto dedito al contenimento di televisori, monitor, computer, videoregistratori, fotocopiatrici etc etc etc. Qui' con un po' di conoscenze e sperando che non ti sbattano fuori si puo' operare al prelievo. Un trucco per non dare troppo nell'occhio e' il seguente: ci si arma di materiale simile da eliminare, o se non lo si ha ce lo si procura cercando a fianco dei cassonetti i vecchi televisori che la gente butta via, ci si presenta al centro di smaltimento rifiuti e si getta il tutto, ma guarda caso si trova sempre sempre qualcosa in cambio, ne consegni tre e ne recuperi uno o due etc etc etc. 3) Si fa' una ricerce tra tutti i possibili rottamatti ed aziende che riciclano materieli ferrosi e non della zona. La resa: il punto 1 e il punto 2 sono praticamente a costo 0 lire. Il punto 3 dipende dalle capacita' contrattuali della persona. -- Paolo Binotti Fermo restando che nessuno puo' impedirvi di usare mezzi molto piu' efficaci quali il ricatto e le minacce a mano armata, quantunque questo non sia assolutamente un invito a praticarli. _________________________________________________________________ 2.2. Gli stockisti Gianni "BBK" Ho tentato di riassumere una serie di considerazione e consigli per trattare con il miglior fornitore di "retroroba" in assoluto: lo STOCKISTA (o rottamaio:)) Si riescono a trovare (non spessissimo) e spesso hanno prezzi bassi, piu' che altro per ignoranza. _________________________________________________________________ 2.2.1. I prezzi La mia esperienza mi dice che se fai il prezzo giusto e chiedi lo sconto ottieni di piu' (nel tempo) che sparare basso e sperare che lui non sappia (e non venga mai a sapere) che l'hai "fregato". Esperienza: Ho comprato una IPC da un rottamaio a 5 euro, dopo 15 giorni e' andato in fiera, ha trovato uno che ne offriva 15 e ora non mi chiama nemmeno piu' per dirmi che arriva la roba, tanto ha uno che paga il triplo (cosa che farei anch'io se me li chiedesse, ma ormai sono bruciato). Esperienza 2 : ho comprato un Alphaserver 1000 con 500Mb di RAM, 20Gb di dischi Raid a 200Euro (prezzo umano) senza chiedere 5 euro di sconto, ora il tipo mi chiama ogni volta che ha qualcosa e se gli dico che e' troppo lui c crede e scende con i prezzi (Digital Dec3000/600s con 288Mb di RAM e 8Gb di dischi = 25Euro). _________________________________________________________________ 2.2.2. Resi o macchine incomplete Ho comprato da un rottamaio un Rs6000, ho tirato il prezzo a 10 euro e lui (recalcitrante) ha accettato, la macchina non va. Quando l'ho chiamato lui mi ha risposto "eddai, sono 10 euro, vieni a prenderne un'altra cosi' ne hai spesi 20 e ne hai due". Il ragionamento non fa una piega, solo che io mi sono fatto altri 150Km e ho perso una giornata. Molto meglio dire "20Euro ma se non va me ne mandi un'altra!", anche perche' spesso capita che ti rispondano "ma dai, non stiamo li' a soffrire, ne vuoi 2 a 25/30? euro". Addirittura ho un fornitore che se ne compro 2 la 3a me la regala. I rottamai sono cosi' abituati a farsi rompere le palle che se li trattate con garbo e li fate chiacchierare sono MOLTO piu' contenti, ANZI.. e' talmente strano trovare gente che si interessa al loro lavoro (o meglio alla famiglia) che vi "adotteranno". :D _________________________________________________________________ 2.2.3. "Gli stockisti e i rottamai non hanno bisogno dei vostri soldi" E' un'affermazione veritiera (quasi sempre), sono abituati a muovere BANCALI di roba, a fare 10/15 milioni in un Week End in fiera (chi piu' chi meno). A farsi fuori 20/30 PC per fiera e quintali di ferro e simili. I loro clienti abituali arrivano con un muletto, si caricano 10 quintali di roba, pagano in contanti e se ne vanno senza chiedere nemmeno se la roba funziona. Quindi e' assolutamente inutile mettere sul piano dei soldi il rapporto con questi "professionisti" del rottame, anche perche' il loro problema e' il TEMPO e noi per scegliere i cavetti, le rammine con parita', i dischini 50 pin e vaccate simili ci mettiamo il nostro tempo.:P _________________________________________________________________ 2.2.4. Come e dove trovarli Di norma si TROVAVANO alle fiere, oggi potete anche risparmiarvi i soldi e il viaggio. Alle fiere ci sono sempre piu' negozianti con il RETRObottega, quindi troverete MB Pentium 166MMX a 100 euro (d'altronde loro le hanno pagate 200, nel 1996:)). Se invece hanno roba interessante in fiera di norma ci troverete sopra il cartello "da collezione: 100 euro". Esempi tratti dall'ultima fiera di novegro: Spectrum 16K 100?, Philips MSX 80?, Philips MSX2 250?, Olivetti M10 250?, Sinclair QL con floppy 400?, Mac Classic 200?, vi basta? E' perfettamente inutile presentarsi al banchetto chiedendo "ha roba SUN?!" al 90% non lo sa e se lo sa (o pensa di saperlo) vi chiedera' una cifra mostruosa. NON E' SEMPRE COSI'... a volte si fanno ottimi incontri, ma in 8 anni di fiere io ne ho fatti 2, statisticamente e' una schifezza. :) Dove li trovate? La prima cosa e' quella di rivolgersi alle grosse aziende e chiedere chi si occupa dei ritiri (potrebbe anche andarvi di culo... .... tac, esperienza:): ho chiamato un'agenzia pubblicitaria di zona per chiedere e loro mi hanno risposto : "Non abbiamo nessuno, anzi, non e' che lei saprebbe indicarci qualcuno? Anche pagando qualcosa" e cosi' ho recuperato un camion di MAC, Monitor e altre cosette:)). Un altro sistema e' di cercare sulle pagine gialle le aziende che ritirano rottami ferrosi (attenzione: si fa distinzione tra rottami ferrosi e autodemolitori). NB: ANDATECI, se chiamate vi dicono di non avere niente per la legge blah blah.. in realta' negli angoli piu' scuri hanno un mucchio di roba dimenticata :). Dall'ultimo che mi ha detto "nono, computer niente" ho recuperato una Sun 3/60, un rs6000 7011 e un DataGeneral Desktop 10. _________________________________________________________________ 2.2.5. Guida all'usato Alcuni rottamai hanno l'abitudine (PESSIMA) di cannibalizzare le macchine appena arrivano quindi quello che resta e' il guscio, sarebbe sempre meglio aprire le macchina (banale no?!), MA a volte non lo permettono. Che fare?!? Eh beh.. e' un bel guaio e non c'e' soluzione, a meno di non fare una furbata. :) * Cliente: "Salve, scusi ho trovato questo, posso aprirlo?" * Rottamaio: "No dai, non ho il cacciavite/tempo/voglia" * Cliente: "Veramente volevo vedere che HD/RAM/Video monta per comprarne qualcuna" et voila'! :) Evitate le cose tipo "beh, se non me la fa aprire non la prendo" altrimenti vi cataloga come rompipalle:)) _________________________________________________________________ 2.2.6. I Monitor Questa e' una grossa rogna, uno stockista esperto sa che un monitor 21" a frequenza fissa (Sun, SGI, HP, etc.) non ha un gran valore di mercato, ma potrebbe anche sapere che con 1 ora di lavoro e una schedina da 40 mila lire lo puo' trasformare in MultiSync e venderlo a 200 euro (chi va alle fiere avra' visto "noseda" che una volta era un mio fornitore abituale e che ora campa solo di monitor modificati). Un inesperto nemmeno sa cos'e' un monitor a frequenza fissa e quindi pensa valga un capitale. Ecco perche' i prezzi dei monitor potrebbero essere la pietra della discordia in qualunque trattativa. Consiglio? Prendete macchina e monitor insieme, mai separati, in questo modo potrete dimostrare (loghi) che quello e' un monitor SPECIFICO per la macchina che state portando via. Ancora meglio: PRIMA trattate la macchina e una volta finita la trattativa discutete il monitor perche' la situazione si presenta cosi': un monitor che va bene solo con una macchina che non ho piu'=invendibile. _________________________________________________________________ 2.2.7. Memorie e dischi I dischi sono dischi, sono quasi tutti compatibili con tutto, con l'eccezione per gli SCA che sono un pochino piu' rognosi da vendere. Le ram invece sono un problema perche' finiscono in una scatolona in base alla forma, solo che ram con o senza parita' si somigliano molto, stessa cosa vale per le dimm a 3.3Volt e quelle a 5Volt. ALL'OKKIO! _________________________________________________________________ 2.2.8. DA NON FARE MAI 1. NON SMONTATE LA ROBA DALLE MACCHINE!!!! 2. E' inutile chiamarli al telefono per sapere cos'hanno. Nel 90% dei casi non lo sanno di preciso e quindi evitano di dirvelo. Gran parte delle volte vi trovate a parlare con la moglie/nipote/figlio che la roba l'ha vista solo in fattura con la dicitura: "N.5 Quintali materiale ferroso obsoleto". :) 3. Non chiedete di provarVI qualcosa, se vedete il banco PROVATELO VOI dopo aver chiesto per favore. 4. Non andato con 10 amici. Non amano avere gente in giro. Allo stesso modo non sparate "Ti porto i miei amici" perche' per lui suona come una minaccia. :)) 5. NON chiedete lo sconto per partito preso, se il prezzo che vi chiede vi va bene dite: "SI, grazie!" Cosi' lui non si sentira' obbligato a fare un prezzo piu' alto per poi trattare. Io di norma aggiungo "pero' mi regali questo" e tiro su un cavo, una scheda di rete o quello che mi capita. :)) 6. NON raccontate a tutti chi, dove e cosa. Non per egoismo, ma perche' se vede arrivare troppa gente lo stockista si incazza, perche' se tutti chiedono la stessa cosa il prezzo sale fino a diventare indecente, perche' e' molto piu' conveniente (per gli amici) che voi trattiate la roba e poi la giriate a terzi (piu' roba comprate, meno rompete le scatole e piu' vi vorra' bene lo stockista. :)) 7. (Consiglio personale) NON mettete ricarico sulla roba che date a terzi (se sono amici), rischiate di fare una brutta figura per guadagnare 10 euro, oltretutto se mai dovessero incontrare lo stockista e si parlassero mettereste lo stockista in condizione di pensare che lo fate per lucro e non per gioco ("se ci lucra lui io perche' devo fargli dei favori?!"). Aggiungo che io CREDO FORTEMENTE che si raccoglie cio' che si semina. _________________________________________________________________ 2.2.9. DA FARE 1. EDUCAZIONE! :) 2. Guardate sempre "dietro" e/o negli angoli (meglio se lo fate da soli e non chiedete cosa c'e' dietro). 3. Fate dei mucchi, MAI la macchina singola, prendete cavi, dischi etc. etc. Esempio : + Un Rs6000 da solo = 30Euro + Lo stesso Rs6000 + 2 dischi 2gb scsi + 1 tastiera SUN + 2 VGA PCI + 1 Controller SCSI = 35 Euro 4. Se potete scegliere prendete le cose piu' sporche e piu' imboscate: se sono pulite e a vista potrebbero averle provate e (spesso) cannibalizzate (levata RAM, Dischi e ammennicoli). In piu' se e' sporca vi chiedono di meno. :)) 5. Andateci spesso (ma non troppo), non piu' di una/due volte al mese (altrimenti rompete. :)) 6. Chiamatelo per gli auguri di natale. :)) 7. GUARDATE bene sugli scatoloni, potreste trovarci le date di ritiro e stabilire quando PREFERIBILMENTE ritira. Esempio: uno mio amico rottamaio ritira la prima settimana del mese, quindi si deve piombare giu' alla fine della settimana successiva (cosi' ha il tempo di disimballare, altrimenti vedrete solo scatole). 8. TELEFONATE prima di andare. 9. Nel caso il prezzo di qualcosa non vi aggradi e' CONSIGLIABILE lasciar perdere e tornare dopo un paio di giorni e CASUALMENTE riprendete la discussione. Ovviamente in fiera non si puo' fare, ma in sede si. 10. Periodicamente fatevi sentire cosi' non si dimentica di voi. :) _________________________________________________________________ 2.2.10. Conclusione Una nota, lo stockista e' il miglior amico di un collezionista, io ne ho conosciuti una serie, alcuni buoni e alcuni meno, ma sono sempre riuscito a fare buoni affari e anche loro (spero). Ah, doveroso un saluti agli stockisti-amici (Ciao Bruno, Paolo, Francesca, etc. etc.) _________________________________________________________________ 2.3. Acquisto Se non avete mai acquistato all'estero, quello che probabilmente vi turba e' come quantificare il costo della spedizione e dei vari balzelli italici. Ecco qualche esperienza: Per i costi dipende dal peso e dai vettori impiegati: US Mail, US International Mail, UPS, FedEX, DHL. Considera che il meno caro e' la posta USA ma se non si usa la via aerea si viaggia con la nave e se ti va bene recuperi il tutto in circa 1 mese + o - per 15/20 libbre si e' a circa $20/35. Se vai con UPS FedEX o DHL i costi salgono notevolmente si arriva anche a $100.00 ma si riceve in circa 1 settimana. Per i dazi doganali: con la posta USA tutto dipende da dove arriva la merce e dal tipo di dichiarazione che hanno fatto alla partenza. La mia casistica e' la seguente: Se arriva a ROMA Fiumicino, il pacco viene aperto e controllato a puntino, si paga dazio piu' iva, prendono il costo in dollari dell'oggetto piu' le spese di spedizione fanno il cambio in lire applicano il dazio e sul totale viene calcolata l'IVA. A torta finita calcola il 20/25 % del valore dell'oggetto + spese di spedizione. Se la merce arriva a Milano Malpensa o Bergamo dipende dalle dichiarazioni doganali fatte alla pertenza. Se il pacco viene aperto dalle poste italiane per controllarne il contenuto e viene da essi richiuso si paga Lire 5000 per diritti doganali (4000 lire per i diritti doganali veri e proprii e 1000 lire per le spese di richiusura del pacco). Se arriva con la nave a Napoli il pacco e' aperto e si paga dazio ed IVA. Con UPS il pacco non viene aperto, si paga dazio e iva sul valore dichiarato all'atto della spedizione. Con FedEX il pacco non viene aperto, a volte si paga a volte no, non ho capito pero' il mistero. Con DHL il pacco non viene aperto e si paga dazio ed Iva. C'e' da dire che con questi ultimi tre vettori si viene contattati telefonicamente e si puo' anche rettificare il valore doganale con una richiesta scritta in cui si dichiara il valore ( che naturalmente puo' essere piu' basso ). Il trucco comunque in genere e' di riuscire a fare dichiarare che l'oggetto e' o non funzionante o e' per recuperare parti di ricambio etc etc e fare dichiarare che il suo valore e' inferiore alle 50000 lire italiane ( limite oltre il quale si fa' dogana ). -- Paolo Binotti Il metodo piu' economico e' con le poste US ( www.usps.com ) via normale o via aerea. La via normale costa meno, ma ci mette di piu', se il pacco e' grande ( 50x50x20) viene spedito via nave e arrivera' a Napoli o a Genova dove fa' dogana. Via aerea arriva a Milano Malpensa o a Roma. Teoricamente quando arriva in dogana ci sono da pagare le tasse di sdoganamento+ il dazio+l'iva sul valore dichiarato dagli USA. Es 100 $ valore circa 230.000 si aggiunge il dazio ( 12-17 % su 230000), sul totale si calcola il 20 % di iva. Se il valore dichiarato e' inferiore alle corrispondenti lire italiane 45000 si pagano solo i diritti doganali di sdoganamento di lire 4000. -- Paolo Binotti Le tasse di sdoganamento non sono il 12-17%, dipendono dalla tipologia con cui viene classificata la merce, ed al massimo raggiungono il 5%; il resto e' iva, spese postali ecc. Ad esempio i pezzi di ricambio, indicati come tali , hanno un tasso molto basso, mentre la categoria computer e' piu' cara (4.5%). Le paghi solo se il valore dichiarato supera il minimo che loro prendono in considerazione. L'inghilterra fa parte della CEE, anche se non partecipa alla moneta unica, quindi NON paghi l'iva. Attenzione pero', se sei una ditta, come nel mio caso, devi dichiarare gli importi con i moduli intrastat, affinche' l'importazione sia regolare. A volte infatti, per prendere un computer da 20 mila lire in GB, e' piu' il casino , tra accordi con il venditore che non si fida mai, banca che ti succhia il sangue per uno swift, dogana che sembra che trasporti droga e fisco che e' piu' il tempo che fa perdere che quello che effetivamente ti preleva in tasse. L'international money order e' un vaglia postale internazionale, costa circa 6.000 lire ma impiega un tempo incredibile per arrivare a destinazione. Con us cash ti richiedono di mettergli dollari americani dentro una busta e spedirla. -- Alberto Rubinelli _________________________________________________________________ 2.3.1. Il Money Order Paolo Binotti E' simile ad un bonifico bancario. Ci sono due strade da intraprendere. 1: Si ottengono tutti i dati del venditore, Nome, Cognome, indirizzo completo, Banca del venditore, Indirizzo Banca, Codice corrente del venditore, Coordinate bancarie della banca del venditore ( simili alle nostre ABI e CAB ) e cifra da pagare. Ci si reca in banca e si richiede un bonifico bancario internazionale con le info suddette, si paga un tot che varia da banca a banca e il costo finale e' direttamente addebitato sul C.C. dell'acquirente. Il bonifico arriva alla banca del venditore in media entro 24/48 ore. 2 Si utilizza il servizio offerto da BidPay ( www.bidpay.com ) Ci si registra con i proprii dati e il dato di una carta di credito. All' atto del pagamento si compila un form presente sul sito richiedente i dati completi del venditore, il riferimento all'oggetto che si desidera acquistare, i proprii dati e si sceglie la celerita' in base a cui viene spedito il money order. Si conferma il tutto e i soldi arrivano direttamnete a casa del venditore. Utilizzando questo sistema, moltissime volte il venditore, avuta conferma del bonifico effettuato via email, spedisce la merce ancor prima di ricevere direttamente i soldi. PayPal ( www.paypal.com ) ora funziona anche per noi residenti in Europa e ha il vantaggio di non addebitare spese ulteriori rispetto al valore esatto del money order. E' pertanto da preferire a Bidpay e ha inoltre il vantaggio di essere molto piu' celere rispetto sempre a Bidpay. Uso sempre questo metodo, rapido, efficace, e soprattutto mai avuto problemi. Ah dimenticavo, costa molto meno che fare tutto dall' Italia. _________________________________________________________________ 2.4. Riparazione 2.4.1. Restauri in Vetroresina Raveneau de Lussan Non e' niente di difficile; basta aver fatto un po di modellismo; in tale ottica consiglio di acquistare la rivista "aerei modellismo" (aerei statici) che e' molto specialistica ed illustra le tecniche di verniciatura ad aerografo con risultati impressionanti (tali tecniche sono applicabili anche per riverniciare i computers). Per le tecniche di stampaggio, brevemente si fa cosi': per ipotesi devo clonare un coperchio di un mouse... se ho l'originale, lo cospargo di cera distaccante (tralascio il gelcoat per semplicita'); poi stendo sopra un taglio di tessuto in fibra di vetro che poi "spennello" di resina epossidica bicomponente. Faccio asciugare, e quindi tolgo il tessuto. Ho cosi' lo stampo in negativo. Ripeto il tutto nella superfice concava ottenuto et voila'... ecco il clone del coperchio del mouse. La parte a contatto della cera distaccante rimane ben distesa, mentre dall'altra parte di vede la trama del tessuto e le spennellature, ecco perche' e' necessario il doppio passaggio. Se non ho l'originale, devo fare una forma a perdere in balsa od altro materiale. Il gelcoat servirebbe per ottenere superfici specularmente lisce, ma visto che tutti i computers sono a superficie porosa, non importa usarlo. Il pezzo va poi rifilato ai bordi, eventualmente stuccato e scartato. Vi giuro che se andate a vedere l'altra rivista "modellistica" che parla di modelli dimamici, vi renderete conto cosa si puo' ottenere con tali tecniche. Le mie esperienze sono limitate, perche' sono intimorito dai vapori tossici della resina epossidica, ma se si usano maschera, guanti ed aerazione non si corrono rischi. Per la verniciatura, consiglio di usare i colori della lifecolor o della tamiya acrilici che si diluiscono in acqua. Un aerografo medio, costa poco, e si puo' usare un compressore con riduttore di pressione per l'aria. E' importante stendere alla fine una mano di vernice trasparente per fissare il colore. Naturalmente, i risultati sono variabili a seconda del tempo che uno ci perde e dal tipo di oggetti. _________________________________________________________________ 2.4.2. Plastiche In un antico post, chiesi quali tecniche si potevano adottare per ricostruire parti plastiche sottoposte a pressioni (in quel caso gli agganci in plastica saltati del monitor del mio PowerBook 5300)... Ho trovato una soluzione, "Pattex" acciaio liquido della Henkel! Con questa colla bicomponente, ho ricostruito le parti in plastica che contenevano le parti filettate in ferro del monitor, adesso posso aprire e chiudere il mio PowerBook senza dover sudare freddo a ogni crik o suono sinistro prodotto dal suddetto. :)) Vi assicuro, era messo parecchio male, il tizio che lo aveva prima lo ha aperto con un cacciavite, spaccando TUTTI gli alloggiamenti delle viti! -- MuRdOcK Io uso Pattex saldatutto mix, una resina bicomponente. L'ho usata per riparare diversi PC portatili con cerniere rotte (un paio di Thinkpad Ibm e alcuni Compaq), e funziona molto bene oltre ad essere una riparazione durevole. Dove mancano grosse scaglie di carrozzeria di plastica, ho trovato vantaggioso "annegare" nella resina delle piccole rondelle di ferro per aumentarne la resistenza ed evitare le colature (le rondelle tengono un po' piu' ferma la resina in posizione). Il grosso vantaggio di questa resina e' che non e' aggressiva con la plastica (non tende a scioglierla, come fanno altre) -- Paolo Canali Nel mio lavoro precedente usavo una colla simile per produrre dei pannelli di rivestimento; per aggirare il "problema colore", aggiungevamo lo stesso alla colla, quando non era ancora allo stato solido e mescolavamo bene finche non diventava omogeneo, dopodichè stendevamo il tutto sulle parti interessate. Inoltre, se riscaldata, la sostanza che usavamo induriva in meno tempo. -- Simone DG _________________________________________________________________ 2.4.3. Saldare e dissaldare La cosa migliore da fare è comperarge una stazione di saldatura a temperatura variabile, ce ne sono di diversi tipo economiche e non... La caratteristica più importante è che la punta sia sottile ed alimentata a 24Volts in modo da evitare di inviare alte tensioni sulla componentistica, la punta inoltre dovrebbe essere di rame e rivestita. Le stazioni un pò più costoselle sono le Weller molto buone e funzionali.... io ho optato invece per una economica Konig che si vende presso la catena GBC e con cui mi trovo veramente bene... ha tutte le caratteristiche di cui dicevo prima e mi ha aiutato a riparare molte macchine... Tale attrezzatura ti servirà sia per saldare i componenti che per dissaldare... Per la prima necessità basta solamente utilizzare un buono stagno, fare un pò di pratica e vai tranquillo... mi raccomando i circuiti integrati sostituiscili con uno zoccolo e poi mettici il nuovo integrato... ;) Per dissaldare io uso mettere un pò di stagno su un piedino alla volta degli integrati, sempre uno alla volta riscaldo nuovamente i piedini dopo qualche secondo ed aspiro con la pompetta succhiastagno... poi smuovo i piedini se rimangono leggermente attaccati alla MOBO e con un piccolissimo cacciavite faccio leva sino a che l'integrato esce fuori... poi "zoccolo" il tutto e inserisco il sostituto ;) Così ho riparato ad es. Apple ][c, Commodore 64SX, diversi C64... se hai pazienza ad aspettare qualche secondo per ogni piedino che dissaldi, le CPU escono fuori sane e salve... Per le SMD non ho da darti consigli in quanto non ho l'attrezzatura adatta e poi ti dirò che quel tipo di tecnologia mi sta già antipatica in quanto già troppo moderna per i miei gusti... :))) Esempio di questa tecnologia è il Commodore A600 che mi rifiuto di riparare... :))) -- Angelo Fonzeca Dipende moltissimo (piu' di quanto si creda) anche dal tipo di scheda sul quale e' montato l'integrato. Una comune scheda a due strati (come quella del C64) non dissipa tantissimo il calore del saldatore, per cui e' piu' facile dissaldare gli integrati. Se prendi invece una 4 strati o peggio una 8 strati (Sun, Digital anche vecchi) allora sono dolori, perche' spesso basta allontanare per un attimo il saldatore e lo stagno si e' gia' solidificato. Comunque non e' difficile niente nella vita, basta fare pratica :-) Io consiglio solo di fare pratica con qualcosa a cui non si tiene tanto, ho infatti rovinato piu' volte qualcosa a cui tenevo molto per la fretta e la poca voglia di fare pratica. -- Francesco Messineo [ Se qualcuno poi avesse anche delle foto esemplificative (chiedo troppo?) sarebbe eccezionale! ] Ti diro'... non servono poi a molto le foto. Basta provare un poco ed avere dei buoni strumenti, quindi scegliere un buon saldatore, spendendo qualche dindo in piu', di basso wattaggio (io uso un 25W, ma andrebbero bene anche meno, specialmente per le schede piu' delicate. Naturalmente cambia anche la temperatura raggiunta e quindi la possibilita' di sciogliere correttamente le varie leghe di stagno che, piu' sono scacie, piu' richiedono temperature elevate. Non chiedermele, non le so :-), e seguire alcune indicazioni: 1. aspettare che il saldatore sia in temepratura, invece di stare a grattare le piazzole 2. se lo stagno non si fonde, non premere come dei dannati. il saldatore non sciogle di piu' cosi', ma scivola e gratta la scheda :-) 3. usare un buon stagno, magari con pasta salda incorporata 4. se lo stagno non si attacca alla piazzola, usare della pasta salda a parte (una pasta atta a facilitare la coesione tra lo stagno ed il metallo). Alcuni la considerano da lamer della brasatura ed io infatti la uso sempre :-) 5. tenere la punta del saldatore a contatto della piazzola da saldare solo il tempo necessario, per evitare surriscaldamenti (poi saltano le piste, se sono fini) Per dissaldare, basta comprarsi un succhiastagno, magari con punta intercambiabile (se si rovina quella non c'e' piu' una corretta aspirazione), da affiancare al saldatore. Se serve, anche una treccia. Se hai voglia di sperimentare, hai buona manualita' e mano ferma, anche una pistola sverniciatrice potrebbe essere utile per dissaldare integrati in maniera piu' spiccia, come si e' chiarito, ma qui vale molto la pratica, piu' che la grammatica. Se si ha un buon succhiastagno e saldatore, a volte la treccia e' inutile, dato che il succhiastagno ha abbastanza potere aspirante per rimuovere completamente lo stagno (sciolto in maniera ottimale dal saldatore). In questi casi, il processo e' veramente veloce, dovendo fermarsi solo per liberare il succhiastagno dalla saldatura aspirata. La treccia serve in quei casi in cui posizionare il succhiastagno e' difficile o impossibile ed il suo utilizzo e' molto semplice: basta, con il saldatore gia' in temperatura, posizionarla sopra la piazzola da dissaldare e quindi appoggiraci sopra la punta del saldatore. Lo stagno fuso si spandera' tra le maglie della treccia e liberera' la piazzola. A volte serve muovere (senza premere troppo, naturalmente) la punta del saldatore per far aderire meglio la treccia alla forma della saldatura da rimuovere. Una volta che il pezzo di treccia e' intriso di stagno, basta tagliare il pezzo. Le treccie vengono vendute in piccoli dischi di plastica, dei rocchetti con circa 1/2 metri di treccia di varia larghezza (io ho qui un 2mm). -- Daniele Lena _________________________________________________________________ 2.4.4. Saldature fredde Kirone La saldatura a stagno ha due funzioni, meccanica ed elettrica: quella meccanica consiste nel collegare in modo fisso i vari elementi coinvolti (isola + filo|piedino, tipicamente); quella elettrica consente il passaggio della corrente elettrica (ma va'?). Una saldatura "fredda" consegue il collegamento meccanico, ma non quello elettrico, cosi' ~sembra~ che la saldatura sia stata effettuata correttamente, ma in realta' non c'e' collegamento elettrico. Cio' puo' doversi (tipicamente) ad uno strato ossidato o a dello "sporco" che si interpone tra lo stagno e l'isola; tale strato permette il collegamento meccanico, ma non conduce corrente. Perche' "fredda"? Mh, credo perche' la temperatura del saldatore non raggiunge livelli tali da eliminare lo strato ossidato; lasciato per esercizio ;) La saldatura fredda e' insidiosa per due motivi: ovviamente per quanto si e' detto sul fatto che sembra fatta correttamente, ma anche perche' in date condizioni (di temperatura, forze meccaniche) la saldatura conduce, mentre in altre no. Tipico espediente per trovarne una e' quello di percuotere *leggermente* con un oggetto isolato (manico di cacciavite) la zona in cui si sospetta la sua presenza, mentre l'apparecchio e' in funzione. NOTA BENE: da farsi solo se si ha una certa esperienza: lavorare con l'alimentazione inserita e' rischioso per l'apparecchio (e' fin troppo facile che mettiate le dita dove non dovete o che poggiate qualcosa di metallico che crea dei corti). Se poi l'apparecchio (vedi monitor) presenta grandezze in gioco elevate, allora il rischio lo correte voi (R.I.P.). Come si riconosce una saldatura fredda? Esperienza. Indicativamente, si puo' controllare che il suo aspetto sia simile a quello delle saldature circostanti, con particolare attenzione alla "lucidita'" (l'ossido superficiale le da' un aspetto opaco) in seconda battuta si puo' controllare che la saldatura non subisca l'"effetto goccia": vista di lato, deve "bagnare" correttamente l'elemento metallico (l'isola o il filo|piedino). Se invece si "incurva" all'interno, diventa sospetta. Potete anche provare a muovere il filo|piedino, se la saldatura e' fredda potrebbe vedersi muovere l'accrocchio. Per evitare il suo formarsi, bisogna che le superfici degli elementi da saldare siano ben pulite e il saldatore sciolga rapidamente lo stagno (ovvero, sia ben "caldo"). Nota: col tempo, e' possibile che una saldatura _diventi_ fredda, soprattutto se e' lacunosa gia' all'origine. _________________________________________________________________ 2.4.5. RetroFlat Nulla di più semplice...avete bisogno di ricostruirvi un flat introvabile? Magari di quelli a "saldare"? Prendete due nastri di scotch, magari da pacchi e trasparente, ed un motorino elettrico bruciato, o dei fili di rame molto sottili come quelli nelle elettrocalamite nelle cuffie? Gli indotti, forniscono filamenti sottilissimi e flessibili. Stendeteli sul uno dei nastri, lato adesivo, ed disponete le file a seconda delle vostre esigenze. Chiudete ora con l'altro pezzo di nastro, sempre lato con colla, in maniera da fare: Nastro (la colla è sotto) __________________________________ Fili ---------------------------------------------------------------------- Nastro (colla verso l'alto) ___________________________________ Chiudete a sandwitch, e saldate i capi che ne fuoriescono... -- Giuseppe Gigante Cosa occorre: spezzone di Cavo flat, nastro adesivo, tanta pazienza! Prima di tutto occorre trovare il punto di rottura: a volte si consumano nei pressi del connettore della scheda madre, in questo caso basta tagliare 3mm di membrana per rifare il filo avendo prima staccato lo spessore di plastica che poi andra naturalmente reinserito. Altro punto dove si rompe facilmente e invece nei pressi della tastiera specialmente il flat con i 5 contatti sul 48K gommoso: Infatti il flat deve passare a pelo del modulatore TV e se quando si richiude non ci si assicura che il flat non rimanga sotto di esso, deve fare una piega di 180 gradi e quindi,specialmente dopo un po di tempo si puo' danneggiare.. Prendete il cavo flat e spelate dei pezzettini di circa un cm e stagnateli dopo di che preparate un pezzetto di nastro adesivo e sistemate perallelamente sul lato adesivo questi pezzettini equidistanti con il solito passo delle piste presenti sul flat della membrana. Trovato il punto rotto occore aprire i due fogli con delicatezza, ed applicare lo scotch sul lato del piste, richiudere i fogli e applicare due strisce di nastro lungo la costola del flat, cosi facendo il flat non si apre piu' e diventa anche piu' robusto. Ricordo nuovamente di stare attenti nel momento della chiusura della tastiera che il flat non vada sotto il modulatore. -- DB/S4E _________________________________________________________________ 2.4.6. Rimozione dissipatori incollati In genere fra la cpu e' il dissipatore c'e' (dovrebbe esserci) una pasta al silicone, che, oltre ad assicurare l'adesione meccanica, ha un'alta conduttivita' termica e quindi permette di trasferire il calore dalla cpu al dissipatore stesso. Toglierla e sufficientemente semplice: usa del filo di rame sottile, scaldato (ad esempio con il saldatore), e fallo passare fra il dissipatore e la cpu. Non esagerare con la temperatura. **Non** usare cacciaviti o altre leve: e' vero che con una leva si puo' sollevare il mondo, ma con un metodo simile la cosa piu' facile che puoi fare e' rovinare il case del chip. Per togliere la pasta al silicone rimanente: se il case della cpu e' ceramico, puoi usare l'acetone. Se e' plastico NON usare l'acetone. Io non ho mai provato, ma credo che l'alcol isopropilico dovrebbe andar bene. Oppure pulisci sfregando con una spugnetta asciutta. -- Sabino Maggi Comunque il risultato migliore si ottiene con un filo di nickel cromo (se non sapete dove trovarlo sacrificate sull'altare del retrocomputing una resistenza a filo di potenza) e con un alimentatore variabile, per regolare la corrente che circola nel filo in modo che non possa fondere ma nemmeno restare freddo. La corrente ovviamente dipende dalla sezione del filo, dalla sua resistivita' (non e' detta che sia proprio di nichel cromo, altrimenti sarebbe una costante) e dalla sua lunghezza, oltre che naturalmente dalla tensione che applicate. Io di solito uso un alimentatore da laboratorio, mi metto sui 6V e poi regolo la corrente. Altra cosa ottimale e' utilizzare un archetto, io uso un ex archetto da traforo di quando ero bocia, per tenere in tensione il filo, altrimenti quando si scalda si allunga. Attenzione ai vapori emanati dalla colla che brucia sciolta dal filo, non respirateli, perche' alcuni, come quelli sviluppati dalle resine cianoacriliche, sono tossici. -- Alberto Rubinelli Io usavo una tecnica molto simile a quella della carta stagnola. Dopo aver separato i "fogli" della membrana che, se non ricordo male, sono tre: i piu esterni reggono le piste, quello interno, forato in corrispondenza dei tasti, fa da isolante e distanziatore tra le piazzole, in corrispondenza della pista/piazzola rotta inserivo un pezzetto di cuki alluminio (si, quello con cui le nostre mamme avvolgevano il pollo....). Sulla striscia di cuki inserita attaccavo una striscia di scotch che avevo precedentemente bucato con un bucatore per cuoio (cioe con quell'attrezzo usato dai calzolai per fare un buco supplettivo nella cintura dei calzoni). La striscia di scotch svolgeva la funzione della membrana intermedia: distanziatore e isolante e inoltre evitava che la striscia di cuki si spostasse con l'uso della tastirea, ormai riportata a nuovo. -- Mario Graziani _________________________________________________________________ 2.4.7. Rianimazione batterie Andrea Come recuperare delle batterie scariche attraverso l'uso di condensatori elettrolici. Metodo empirico applicabile SOLO alle seguenti batterie ricaricabili: * NiCd (Nickel Cadmio) * NiMh (Nickel Metal Idride) _________________________________________________________________ 2.4.7.1. Teoria I componenti presenti all'interno dei retrocomputers, se mantenuti in condizioni di stoccaggio (temperatura compresa tra 5 e 35 gradi, umidità inferiore al 60% circa), possono stare molti anni fermi senza subire danni. Altrettanto non si puo' dire delle batterie in esso contenute. I portatili, i pocket pc, i palmari, ma anche i PC da tavolo, contengono al loro interno accumulatori ricaricabili che servono per alimentarli in assenza di corrente e come memoria tampone per la CMOS. Con il tempo tutti gli accumulatori tendono a scaricarsi per effetto di un fenomeno fisico di autoscarica sia per l'assorbimento (seppur minimo) del sistema a riposo. Gli effetti della scarica sono essenzialmente due, il primo e' la perdita di elettrolita da parte dell'accumulatore se questo non e' stato costruito per evitare questo fenomeno. Il secondo e' la formazione di "ponti" conduttori tra i vari elementi dell'accumulatore con conseguente formazione di cortocircuiti che rendono la batteria inusabile e non ricaricabile attraverso il normale alimentatore del PC/portatile. La perdita di elettrolita, spesso danneggia le piste conduttive potendo danneggiare il pc in maniera grave e a volte irreparabile. Per questo vanno sempre tolte le batterie da pocket pc e portatili prima del prolungato stoccaggio. Nel caso, invece, di formazione di corto circuiti, possiamo tentare di riportare la batteria a delle buone condizioni di funzionamento con un metodo relativamente semplice ed efficace. Tale metodo presuppone l'impiego di grossi condensatori che facciano passare dagli elettrodi della batteria una forte corrente istantanea che vaporizzi i ponti conduttivi, ripristinando quindi il funzionamento dell'elemento in corto. _________________________________________________________________ 2.4.7.2. Pratica Per procedere all'operazione, occorre possedere un alimentatore stabilizzato da 12v circa, un condensatore elettrolitico da almeno 250.000 microfarad (25volt o superiore) e 2 cavetti con coccodrilli per effettuare i collegamenti, un tester. Per prima cosa, scolleghiamo la batteria dal dispositivo dove e' alloggiata. Nel caso di pacchi batteria da portatili sara' semplice, mentre nel caso delle famose batterie a barilotto della cmos dei vecchi PC, sara' sufficiente tagliare con un tronchesino o dissaldare uno dei 2 capi della batteria (poi dovremo risaldarlo). Con il tester o attraverso le serigrafie riportate sulla batteria, individuiamo la sua polarita'. Probabilmente misureremo una tensione molto bassa o pari a zero. Prendiamo il condensatore, colleghiamolo in parallelo all'alimentatore (positivo con positivo e negativo con negativo) per qualche SECONDO (bastano 2 secondi). Stacchiamo il condensatore dell'alimentatore e colleghiamolo in parallelo alla batteria. Una breve scintilla ci confermera' che il condensatore si e' scaricato sulla batteria. Ripetiamo l'operazione di carica del condensatore con l'alimentatore e successiva scarica sulla batteria. 3 o 4 volte saranno sufficienti. Misuriamo poi la tensione della batteria e se notiamo che questa e' salita ad un valore simile a quella nominale del pacco batteria allora siamo a posto. A questo punto sara' sufficiente lasciare una notte in carica la batteria perche' questa ricominci a funzionare. Diversi cicli di scarica / carica la riporteranno alle sue migliori condizioni, anche se la durata sara' minore di una batteria nuova. _________________________________________________________________ 2.4.8. Lubrificazione Quando cominciano a lamentarsi con disperati pigolii, ignorarli non e' consigliabile. Potrebbero incepparsi, forse per sempre. La mia esperienza dice che e' meglio pulire accuratamente le slitte e non mettere altro. L'olio od il grasso alla lunga (leggi per prolungato inutilizzo) tendono a raggrumare, ad ossidarsi e cristallizzare. Certo oggi ci sono nuovi prodotti anche spray a base siliconica con vari additivi che si trovano nei negozi di elettronica e che vanno bene, ma bisogna agire con oculatezza e parsimonia. Per la meccanica dei drive dei floppy per esempio ho trovato che ogni lubrificazione e' dannosa, ma ovviamente ci sono altre meccaniche piu' esigenti. Ho sempre sentito parlare del mitico olio lubrificante usato dagli orologiai (mi sembra che una volta fosse prodotto pertendo dagli zoccoli dei cavalli !), ma purtroppo non l'ho mai "visto". -- Giorgio Morocutti Col Silikon Spray di Arexons mi trovo bene, va usato senza eccedere. Non saprei dirTi la sua durata nel tempo, non sarà eterno - ma nessun lubrificante lo è. Rispetto all'olio lubrificante generico è ottimo perchè non unge e non diventa un grumo di polvere e sporcizia dopo 3 giorni. Inoltre è adatto (specifico) per le boccole in plastica. -- Poeta _________________________________________________________________ 2.5. Pulizia Cthulhu La prima cosa da fare quando si recupera un artefatto, umanoide o meno, e' pulirlo per bene. Non tanto perche' pulito e' piu' bello (comunque vero), quanto perche' sporcizia potrebbe voler dire malfunzionamento. O danneggiamento irreversibile. _________________________________________________________________ 2.5.1. Le interiora Si parte da dentro, poiche' se dentro non funziona e' inutile pulire il resto, a meno di non voler riciclare delle parti. Quindi, smontate il case, plastico o metallico che sia, e mettetelo da parte. Possibilmente non in cucina o sul letto. Smontate ogni singola scheda o apparato che vi riesce di raggiungere, segnatevi eventualmente la posizione dei vari cavi/cavetti, e se avete paura di perdre le viti, o di non ricordare dove fossero messe, rimettetele nella loro sede dopo aver estratto cio' che esse bloccavano. Se ci sono tracce di umidita', lasciatele asciugare, o usate un phon per accellerare i tempi. Se le tracce coinvolgono circuiti stampati, fate attenzione: ci potrebbero essere delle piste interrotte o dei componenti in ammuffimento (tipicamente i condensatori elettrolitici delle sezioni di alimentazione). Ora, la cosa migliore sarebbe avere un compressore. Se non lo avete, arrangiatevi con aspirapolvere e pennello. Fate piano, eh! Se siete allergici alla polvere, cambiate hobby. La cosa piu' importante e' rimuovere la polvere che tappa condotti d'areazione o ventole, eliminare i vari resudui ferrosi, probabilmente nocivi, che si sono depositati qui e la', nidi di ragni e api. Se la struttura e' VERAMENTE sporca, si puo' anche meditare di metterla sutto una doccia. In questo caso e' d'obbligo rimuovere quanti piu' parti elettroniche possibili, ed attrezzarsi in modo da poterla asciugare rapidamente. Armatevi di spray disossidante, e date una spruzzata ad ogni connettore che potete vedere. Poco ortodossa ma ha funzionato per 4 Mac su 5. 1. Si toglie la pila 3,6 volt. 2. Si prendono Last al limone ed un pennello. 3. Si lava profondamente la Mb con Last, soprattutto attorno alle macchie lasciate dal liquido dei condensatori. 4. Si asciuga la Mb con il phone MOLTO ACCURATAMENTE. 5. Si rimonta la pila e la Mb nel case. Con questo "metodo" ho recuperato stabilmente un Se/30 e tre Classic. -- Enrico® _________________________________________________________________ 2.5.2. L'occhio vuole la sua parte Spesso la maggior parte del nerume che potete vedere su un case e' polvere secolare semi fusa dal caldo. A volte fango, terra. Questi sono facili da levare. Purtroppo, a volte c'e' vernice, macchie di liquami sconosciuti, graffi. In ogni caso, potete cominciare da un bel lavaggio sotto una doccia, magari con acqua calda, aiutandovi con una spugna. In questo modo gia' buona parte della monnezza se na scola via placidamente, e aiutandovi con il getto della doccia risulta piu' facile pulisre fessure, feritoie, angoli (tornano molto utili quelle doccie con il diffusore multi-getto, dotate di funzione 'idromassaggio'). Oe', stiamo parlando del guscio di plastica/metallico completamente svuotato, eh! _________________________________________________________________ 2.5.2.1. Facciamo il bagnetto... Senza che lo asciughiate, potete gia passare alla fase successiva. Quale detergente usare ora? Scegliete pure: Sapone Marsiglia e spazzolino di plastica: risultati garantiti! -- Davide G. Borin Io uso un prodotto tedesco che distribuisce una ditta di Bolzano: lo chiamano volgarmente "pulitore universale", ma il nome chimico e' losoxinat forte. E' a base naturale, acido citrico ed altre cose del genere, va diluito moltissimo e costa 28.000 a bottiglia da 1 litro. Ho cominciato ad usarlo per pulire i monitor infognati dei clienti, ed il risultato e' superlativo, idem con le tastiere. -- Alberto Rubinelli Io uso il Cif, quello in crema: è un "detersivo" per piastrelle e pavimenti. Essendo a base di ammoniaca, sbianca praticamente tutto (plastica compresa). Sono riuscito ad ottenere dei buoni risultati, ma contro la plastica ingiallita dal sole, c'è poco da fare... -- Marco Bottari Bref Professional. Lava e smacchia, pure la nicotina. -- Giuseppe Gigante Fate attenzione a detergenti o composti piu' aggressivi... l'acquaragia torna utile per macchie di vernice, ma potrebbe squagliare leggermente la plastica ed opacizzarla, se e' trasparente. D'altra parte, la trielina potrebbe tornare utile per mascherare un po' spaccature (magari reincollate con colla da modellisti), anche se rimane comunque la cicatrice. _________________________________________________________________ 2.5.2.2. Giallo e' bello? Ovviamente no, forse qualcosa si puo' fare: Per la plastica ingiallita l' unica soluzione e' la trielina ma va usata con un carta assorbente che non speli altrimentivi rimane la carta attacata alla plastica sulla parte ingiallita dal solo dovrete fare "solo" una passata con il panno molto inzuppato poiche' alla seconda vi si sciupa la plastica la pressione deve essere forte e decisa. In questo modo potetetornare al colore originale. State attenti perche' si rischia di fareun vero porcaio. Io ho rivisionato una ventina di monitor "abbronzati" Pakard Bell (Erano stati in una fiera in Olanda sotto il Sole) dopo i primi due che sono venuti una schifezza gli altri sono venuti bene. Vi consiglio di fare delle prove su delle parti non in vista -- Davide Barlotti Vi volevo segnale questo prodotto per pulire la plastica "ingiallita": Si chiama G.R.S. ed e' un prodotto professionale per la pulizia (me lo ha dato mio padre che ha un' impresa di pulizie). Questo prodotto (deve essere una mistura con una percentuale di acido muriatico !!) lo dovete spruzzare sulla plastica lasciare agire per circa 1 minuto e poi pulire. Vi assicuro che e' il prodotto piu' indicato per togliere il giallo senza arrivare a sciupare la plastica cosa che invece puo' succedere con la trielina -- Davide Barlotti Se volete una dritta: lavare le schede accuratamente con il solvente che si usa per il lavaggio dei motori ( moto, auto ) senza lasciare immerso il tutto per piu' di 10 minuti, indi sciacquare abbondantemente in acqua corrente fintanto che l'acqua di scolo non appare piu' color latte. Assciugare con aria compressa e il tutto torna come nuovo. Il trattamento funziona anche per togliere qualsiasi traccia di pasta ossidante, colla di etichette, rudo di molteplice tipo etc tec. Fermo restando che l'optimum per le etichette incollate e' la comune benzina super. -- Paolo Binotti Gia' altri ti hanno risposto che non esiste un metodo realmente efficace, ma vorrei aggiungere che secondo me e' concettualmente sbagliato tentare di sbiancare un vecchio oggetto in plastica, ed in particolare quello di un computer come l'A500/1200 o un Macintosh (altro retrocomputer che tende notevolmente a ingiallire); e' come voler ridipingere con una lacca sintetica un mobile di legno antico o sabbiare una statua di marmo per farla tornare "come nuova" (come fanno certi presunti restauratori). L'ingiallimento (ma non lo sporco, ovviamente!) e' il frutto del naturale declino della plastica e segnala l'eta' e l'usura dell'oggetto. Fa parte della sua storia e non mi sognerei mai di toglierlo (rovinando comunque la finitura superficiale, tra l'altro). -- Pcan Secondo me, se veramente vuoi bene a quella macchina li, la cosa migliore da fare è lasciarla così come è. Non si può bloccare il processo di invecchiamento della plastica ed usare la trielina e' molto pericoloso, sia per la plastica stessa che per la tua salute. Accetta il tuo amiga giallastro, che oltre a tutto sa anche di vecchio e quindi ha quel fascino in più che i retrocomputers hanno. -- Lorenzo Fongaro Io in un recente passato ho usato due prodotti (sono fortunato, ho solo un amiga600 un po' ingiallito, il resto è ok): 1 - CIF crema...il risultato non era sempre quello che cercavo, in compenso i computer profumavano di limone per un paio di giorni. :o) 2 - un prodotto della MA-FRA per lavare le carrozzerie delle auto. non è quello che si trova negli ipermercati, me lo aveva fatto provare un amico che aveva un autolavaggio, infatti questo veniva venduto solo in taniche da 30 litri e per essere usato andava abbondantemente diluito, andava applicato e dopo un paio di minuti andava lavato via (è "leggermente" corrosivo, anche per la vernice delle auto, funziona quasi come il polish). questo, se usato con criterio, da buoni risultati e non rovina le plastiche. -- Simone DG _________________________________________________________________ 2.5.2.3. Etichette Mai lottato con etichette infami che non ne vogliono sapere di levarsi, o lo fanno un pezzo alla volta, o lasciano colla e residui ovunque? Beh, la prossima volta, ricordate: Per togliere le etichette dalle videocassette (quelle professionali hanno delle etichette molto grandi) io ho ancora una boccettina di un aprodotto che si chiama "Ragolabel" della milanese Ragom, che produce tra l'altro spray per la pulizia di schede e chassis, nonche' parecchie altre cose carine. -- Darmok IO utilizzo il phon! ;) -- Donatello Rizzo Il sistema migliore e infallibile per togliere le etichette incollate e' la comune benzina verde o rossa. Toglie qualsiasi genere di colla. -- Paolo Binotti Io faccio una o due foto delle suddette etichette, per testimoniare lo stato di arrivo, e poi elimino immediatamente con il Neosol 5 -- Alberto Rubinelli Marca: CRC. Scolla Etichette Label Off. Scioglie il collante degli autoadesivi e altri. -- Marco RHPS Io utilizzo un prodotto a base di alcol isopropilico: si chiama TERGITUTTO-TERGEX della SUTTER. Basta inzuppare l' etichetta e scioglie qualsiasi adesivo. E' migliore dell' alcool etilico perche' non evapora velocemente, ma non va assolutamente usato su superfici di plastica nere e rugose, in quanto contiene un lucidante (bianco) che lascierebbe striature. E' ottimo anche sull' inchiostro delle biro. -- Rick69 Usando il solvente per lavaggio motori sulle parti in plastica bisogna fare molta attenzione, ci sono delle plastiche che si ammorbidiscono, specialmente se il solvente e' nuovo, quindi fare il lavoro... in fretta. -- Paolo Binotti Di solito un buon rimedio casalingo che pochi conoscono è l'applicazione (con l'aiuto di un pezzo di stoffa vecchia) di una bella strofinata di olio (o d'oliva o minerale, tipo quello per le macchine da cucire, o anche olio paglierino per mobili) direttamente sulla colla dell'adesivo e facendo un po' di movimenti concentrici, asportare la colla. Funziona molto bene. Bisogna poi asciugare l'olio in eccesso con lo straccio o la carta assorbente ed eventualmente pulire con una spugna leggermente schiumata. -- Bricci Io uso il kerosene, previo ammorbidimento dell'etichetta con acqua e grattatura unghifera della maggior parte della carta. Funziona benissimo. Anche la benzina va bene. Assolutamente proibito l'acetone (scioglie il polistirolo e varie altre plastiche), il diluente nitro (idem) e anche l'alcool che talvolta opacizza se lasciato li' troppo tempo. Il puzzetto e l'untuosita' residui li togli poi con acqua e detersivo, o con un batuffolo imbevuto d'alcool (passata veloce). -- Robby Bando all'acquaragia e alle benzine troppo aggressive... "Leva Etichette", spray da 150 ml, della "Talken Color" di Legnano. Prodotto che già ho menzionato qui, dal buon profumo di agrumi (ho il sospetto cher contenga olii essenziali) e che ha un potere scollante assolutamente stupefacente, ed in più non lascia residui appiccicosi, dato che ingloba la colla e la fa staccare con un semplice straccetto! :)) Un piccolo problema ce l'hai se devi reincollare un'etichetta, nello stesso punto della pulizia, successivamente: è pressoché impossibile! :(( Forse con uno sgrassatore potente (ammoniaca o solvente organico blando) si può ottenere qualche successo...? *** Disclaimer: NON rappresento minimamente la ditta qui menzionata, ma la ritengo validissima per il suo prodotto eccellente! *** -- Bricci _________________________________________________________________ 2.5.2.4. Macchie, scritte e sigarette Io *ODIO* chi fuma e chi scarabocchia a penna direttamente sulla plastica: Oggi ho trovato una buona soluzione per togliere le macchie indelebili dai cabinet dei miei beneamati. Mi sono comperato una matassa di lana ferrosa, quella che usano i restauratori di mobili per togliere le macchie. E' una specie di cotone ferroso che gratta via con estrema delicatezza e non rovina i cabinet. Il nome non lo conosco, l'avevo presa per restaurare un mobile al Leroy Marlin di Brescia. La uso a secco ed e' ottima sia per le parti in plastica che quelle ferrose. Essendo incredibilmente fine, bisona stare attenti che durante l'uso perde un p. di polvere ferrosa, occhio ai contatti. Per le parti in ferro o i contatti elettrici, toglie completamente l'ossidatura. Serve un momento di pazienza ma da dei risultati veramente eccezionali. -- Cesare Marini Di solito per togliere l'indelebile utilizzo un solvente per sciogliere l'inchiostro, e poi acqua saponata per togliere. -- Alberto Rubinelli Per le tastere e' tassativo smontarle pezzo a pezzo, togliere tutti i tasti lascairli in ammollo per 30 minuti in acqua tiepida con un pizzico di sapone liquido neutro, indi spazzolarli uno a uno con un pennello a setole corte e dure e il gioco e' fatto. Diventano nuove. -- Paolo Rimedio Gigante #2: dopo aver irrorato con aria compressa il touchpad (piano!), per eliminare il pulviscolo, prendi una penna biro, o una bacchetta d'ambra, strofinala con un panno di lana, ed avvicinala al touch passandola delicatamente moltto vicino ai bordini della superfice... -- Giuseppe Gigante Per una pulizia generica delle superfici (in particolare contro la nicotina) io ho trovato un prodotto che e' una cannonata: FULCRON della Arexons. Sinceramente trovo che sia molto piu' efficace di molti solventi (trielina, acetone, acqua ragia) e molto meno dannoso (non attacca la plastica ne' emana miasmi). Andrebbe diluito, ma io lo applico a spray e poi spazzolo con spazzolino a setole dure. Avvertenza: prima di sciacquare, bisogna lasciare agire il prodotto su tutta la superficie in maniera uniforme (spazzolare bene) altrimenti, se spruzzate e sciacquate subito, succede che rimane l' alone pulito dove avete spruzzato il prodotto, e il resto rimane sporco e nemmeno asciugando e ripassando il prodotto si riesce a riscioglierlo. La nicotina e' veramente il suo mestiere! :) -- Rick69 A tal proposito, io lascio agire del normalissimo alcool denaturato, versato direttamente sul case, oppure spugnato delicatamente con uno straccio ben imbevuto. I cavi li passo con il medesimo straccio stretto nel pugno, ma stando attento a non stirarli, altrimenti c'è il rischio di snervarli oppure, peggio, di interromperli all'interno, irreparabilmente. Un buon lavoro lo fa il sapone di marsiglia. E' un ottimo sgrassante, assolutamente inerte sulla plastica, e toglie anche le "manate" sporche del maneggio durante il trasporto/smontaggio. Sempre il solito straccio o spugnetta telata (quadrate e sottili, dette panno-spugna) ben passata con la saponetta di Marsiglia e poco acquosa, fa una schiuma molto densa e assolutamente efficace! Poi, il non plus ultra, è un vecchio spazzolino da denti sempre col sapone: strofinato umido sul sapone, anche lui crea una schiuma densa e consistente che fa miracoli! Unita all'effetto meccanico delle setole il risultato è notevolissimo! Non provate ne' la benzina, ne' la trielina. Può succedere che i solventi organici abbiano effetti a lungo termine slle gomme e sulle plastiche: la benzina inoltre è particolarmente unta, per cui l'effetto è apparentemente sgrassante, in realtà ammorbidisce le guaine e le scioglie. La trielina è micidiale. Piuttosto bisogna fare in modo di sfruttare il principio dell'azione meccanica unita allo sgrassamento chimico di qualche tensioattivo (saponi, detersivi), che sulle plastiche non hanno effetti negativi particolari. A tal proposito ti consiglio una cosa tipo (anche Lucio mi pare lo faccia... ) CIF ammoniacale (polvere in gel + detergente ammoniacale) passato col cavo stretto in uno straccio chiuso col pugno o indice e pollice con pochissima acqua (basta inumidire lo straccio e strizzarlo). Anche l'alcool denaturato è buono, ma non sempre ha un bell'effetto. -- Bricci _________________________________________________________________ 2.5.3. Testimonianze Alcune delle cose più fastidiose con cui ci si può scontrare all'atto di un incontro ravvicinato del 3° tipo con un retrocomputer sono la polvere, lo sporco nero e putrido, il "giallore" ed i circuiti incrostati. Dopo aver applicato alcuni suggerimenti letti qui nella FAQ, che hanno sortito il loro effetto ma che mi hanno fatto venire i muscoli di Stallone, ho avuto la fortuna di incontrare(per caso) in ferramenta una tipologia di prodotti chiamati comunemente "sgrassanti" che hanno risolto tutti i miei problemi. Tali prodotti hanno infatti il compito ingrato di "uccidere" velocemente e senza fatica il "marciume"... ma anche di mangiarsi le vostre mani se non utilizzate i guanti! :) Io uso in particolare 100 USI della ? il quale è un prodotto estremamente concentrato che (teoricamente) và diluito in acqua per pulire tantissime cose. Sui retrocomputers io lo utilizzo per i seguenti scopi: 1. Pulizia dei case + Istruzioni Diluire il prodotto con nessuna o pochissima acqua, prendere uno spazzolino da denti (non il vostro altrimenti al successivo utilizzo i cari dentini diventerebbero trasparenti, al più prendete quello della dentiera del nonno :]] ), bagnatelo con "cotanta" sostanza e "spazzolate" il retrocomputer, vedrete che lo sporco si dissolverà in un niente... nel caso in cui il nemico dovesse essere un pò insistente, usate il prodotto allo stato puro e lasciatelo agire per un pò (non troppo altrimenti a volte si toglie il colore). In entrambe le situazioni risciacquate più volte con acqua. Il prodotto è riapplicabile a piacimento ed è utile anche per ridurre il giallo delle plastiche. + Avvertenze Agire con cautela sui case metallici perchè può staccarsi la vernice o possono apparire macchie bianche; se non siete sicuri, agite su una parte non visibile del "mostriciattolo" per verificare alcuni eventuali effetti nefandi! Ricordate che quando trovate un retrocomputer non è detto che nell'arco della vostra vita ne ritroverete uno identico! ;) 2. Pulizia delle tastiere Croce e delizia di un buon retrocomputerista è la pulizia delle tastiere. Molti usano smontarle tasto per tasto, altri lavarle con alcool, altri ancora le lasciano così come sono pur di non fare questo ingrato lavoro. Io ho risolto il problema utilizzando il prodotto di cui sopra in questa maniera: Prendo un pennellino ( quelli per dipingere, con setola molto morbida ) lo intingo nel prodotto allo stato puro, "strizzo" il più possibile tale pennellino e poi lo comincio a passare sui tasti. E' importante stare attenti a non far scolare sostanze nei circuiti, e di intingere/strizzare ogni tre-quattro tasti il pennellino nel prodotto. Dopo aver passato "l'ammazza sporco" su tutta la tastiera, lascio agire un paio di minuti. Allo scadere di tale limite di tempo, prendo uno straccio morbido e lo passo insistentemente più volte sulla tastiera per rimuovere il "mangiatore di mani". Infine lavo per bene il pennellino, lo strizzo e lo passo sui (e tra i) tasti senza far colare acqua; per magia lo sporco sparirà velocemente! Asciugo il tutto con un panno morbido. Questo metodo funziona su quasi tutte le tastiere, è indolore se si seguono attentamente le istruzioni. Nel giro di dieci minuti i "mostri" sono più belli di quando sono usciti dal negozio anni e anni e anni e anni e anni e anni fa! ;) 3. Pulizia dei circuiti + Qui non si utilizza lo sgrassante, altrimenti sono cavoli amari! ;) Bando alle ciance! Una delle cose più importanti quando si ripara un retrocomputer è sicuramente preservare le parti elettroniche. Il mio metodo di pulizia quando i suddetti retrocircuiti sono "incrostati", è di rimuovere quanti più circuiti integrati "zoccolati" possibile e pulire il tutto con un pennello a setole grosse intinto nell'alcool. Il vantaggio è che tale sostanza asciuga presto e se non cosparsa in quantità industriali non arreca danni. + Le solite avvertenze o State attenti alle parti in plastica che possono opacizzarsi o Evitare di cospargere di alcool le EPROM et similia ( Leggi: "scarrafoni" con tante zampette e con una finestrella sul dorso :] ) o Se il circuito è cosparso di vernici trasparenti, il tutto potrebbe diventare appiccicoso e creare inconvenienti successivi, è quindi bene verificare prima di procedere! o Se non è il vostro giorno fortunato... lasciate perdere e dedicatevi domani a questa operazione! ;) -- Angelo Fonzeca Scusate l'intrusione, ma forse posso essere d'aiuto a qualcuno. Io di solito utilizzo del semplice dentifricio alla menta del tipo non granuloso... i risultati sono ottimi. L'idea mi è venuta odorando un prodotto della CellularLine: si tratta di una bomboletta bianca con il logo rosso che spruzza una sostanza in tutto e per tutto simile al dentifricio. Non trovandola in giro (me l'aveva mostrata un amico che lavora in un centro assistenza) ho fatto da me. ;-) Un mio amico inoltre mi ha consigliato di provare una miscela composta da 9 parti di acqua tiepida e 1 parte di candeggina... mi ha assicurato che scrosta la qualsiasi, ma ancora non ho provato. Da tenere in considerazione che quando voglio pulire qualcosa il 99% delle volte lo "faccio a pezzi", poi inizio a sgrassare/pulire/lucidare pezzo per pezzo e infine rimonto. Alla fine i risultati sono ottimi! -- Lupin III Eh, sì, qui vi ci vuole il tocco femminile... :-) Metodo sicuro e non aggressivo: dopo aver dato *comunque* una passata allo sporco più volatile con un pennello morbido, una soffiata con la bomboletta d'aria compressa se necessario... Poi, sia con plastiche montate che smontate, prendete un panno in microfibra di quelli buoni trattato a dovere (fatto bollire dieci minuti in pentola prima del primo utilizzo) bagnato solo con acqua e ben strizzato, SENZA detergenti, e lo passate come una spugna. Vi assicuro, che lo sporco viene assorbito dal panno, e non si corrompe nulla, non usando alcun detersivo. I panni in microfibra hanno una lavorazione e una composizione tali che sono le fibre ad attaccare lo sporco. Quelli dozzinali da supermercato, sono solitamente composti al 95% di poliestere e 5% di poliammide, in quelli migliori è più alta la percentuale di poliammide (fino al 30%). Per ripulirli, subito a mollo e ribollitura senza candeggianti né ammorbidenti, al massimo usando comune sapone da bucato. Il costo, anni fa arrivava alle 35mila lire per uno straccetto di 30x30 cm, adesso si è ridimensionato, per i migliori, sulle 18-20mila al dettaglio, ma ne vale la pena. -- Vipera. _________________________________________________________________ Chapter 3. Pubblicazioni Libri La Grande Storia Del Computer , Massimo Bozzo . E' una vera e propria miniera di informazioni - Massimiliano "Spillus" (56.000 Lire) Il popolo del joystick , J. C. Hertz , Interzone - Feltrinelli . Ci trovate la storia dei videogame ed uno spaccato della società davvero notevole, se non vi da fastidio questa sensazione di essere radiografati, censiti ed inquadrati e' libro da leggere - Tiziano La storia del futuro , Hafner and Lyon , Interzone - Feltrinelli . Tutta la storia delle origini di Internet, be' penso che per gli appassionati di retrocomputing sia il massimo - Tiziano I guerrieri del software , Zachary , Utet . La nascita di Windows NT, un libro che si legge che e' una bellezza e troverete delle sorprese - Tiziano Collector's Guide to Personal Computers and Pocket Calculators , Thomas F. Haddock . Il libro dei programmatori - Interviste , Mondadori , 1997 . Un libro di interviste alle migliori menti dell'Ars Programmandi dell'epoca, tra i quali Bill Gates, Gary Kildall, Andy Hertzfeld ed altri - Roberto Com'era verde Silicon Valley , Franco Muzzio Editore , 1988 . La storia del Personal Computer dal 1973 (IMSAI, Altair ecc..) fino a circa il 1981 (PC IBM, Mac 128 ecc..) con un sacco di belle foto dei personaggi e degli ambienti di lavoro (garages) dell'epoca - Roberto Dall'abaco al calcolatore elettronico - l'entusiasmante avventura del computer , M. R. Williams , Franco Muzzio Editore , 1989 . Parte dall'invenzione dei sistemi di numerazione e arriva piu' o meno all' IBM/360. La cosa piu' interessante, e' che si tratta di un testo per nulla superficiale, e viene sempre fornita una descrizione semplificata, ma comprensibile, di tutti le apparecchiature. - Piero Cavina ZAP - The Rise and Fall of Atari , Scott Cohen , MCGraw-Hill . ([112] http://www.pipeline.com/~jhardie/) Un libro da tempo introvabile, che racconta la parabola dell'Atari, "da 0 a 2 bilioni di dollari in 10 anni, e di nuovo a 0 in un anno." - Piero Cavina How to Design, Build & Program Your Own Working Computer , Robert P. Haviland , TAB Books , 1979 , 0-8306-9810-8 (hardback) - 0-8306-1111-8 (paperback) . Da tempo fuori stampa, se ne avete uno trasformatelo in PDF! - Cthulhu History of Computing in the 20th Century , Metropolis , ~1980 . Collezione di articoli riguardanti diversi aspetti della storia dei computer - Cthulhu The Tinker Toy Computer and Other Machinations , A. K. Dewdney , W. H. Freeman , and Company , 1993 , isbn . Come costruirsi semplici computer meccanici, per imitare i grandi - Cthulhu How to Build a Working Digital Computer , Edward Alcosser , James P. Phillips , and Allen M. Wolk , Hayden Book Company , 1968 , Library of Congress Catalog Number: 66-14495 . Storia di un enigma: vita di Alan Turing 1912-1954 , Andrew Hodges , Boringhieri . (80.000 Lire) Donna & top manager : la mia storia , Marisa Bellisario , Rizzoli , 1987 , 88-17-85135-3 . Si tratta di un libro "leggero" ma estremamente interessante per chi voglia capire qual'era il clima dell'informatica in italia attorno al '60. Se ci sono ragazze retrocomputeriste (esistono!?) sorrideranno all'immagine dei tecnici Olivetti riuniti in una sala da cinema per una conferenza: la foto mostra un centinaio di persone presenti delle quali Marisa e' l'unica donna - Sonic (20.000 Lire) HACKERS , Steven Levy , Shake Edizioni , 88-86926-02-2 . Traduzione italiana di: "Hackers. Heroes of the computer revolution" Anchesso riporta l'aneddoto e moltissimi altri. Non deve mancare in una biblioteca fornita - Paolo Binotti (33.000 Lire) Fire in the Valley : The Making of the Personal Computer, Paul Freiberger and Michael Swaine . Una lettura assolutamente imperdibile! - Sabino Maggi Progetto Aquila , Tracy Kidder , Arnoldo Mondadori Editore , 1983 . Titolo originale: "The Soul of a New Machine" - zagor Insanely Great : The Life and Times of MacIntosh, the Computer That Changed Everything, Steven Levy . Artificial Life : A Report from the Frontier Where Computers Meet Biology, Steven Levy . Un po' noioso all'inizio, poi prende... Buona introduzione ai temi principali dell'intelligenza e della vita artificiale, senza essere troppo tecnico - Sabino Maggi Dealers of Lightning : Xerox Parc and the Dawn of the Computer Age, M. Hiltzik . Esiste sia l'edizione hardcover che quella paperback (non credo che possa essere stato tradotto in italiano). Naturalmente parla del PARC, il mitico centro da cui e' nato, negli anni '70(!) **tutto** quello che usiamo da venti anni a questa parte. Tutto sommato, una bella e lunga lettura (attenzione che l'inglese e' piuttosto ricco), anche se come dicevo prima, l'aspetto business e' prevalente rispetto a quello piu' propriamente tecnico - Sabino Maggi The making of the micro , Christopher Evans . La storia dei computer dal 17mo secolo ad oggi (si fa per dire, e' un libro del 1980 ^_^). Mette nella giusta prospettiva un buon numero di cose che chi pensa che il primo computer sia stato il VIC 20 potrebbe non sapere - Biggo II. Hardware Alimentalo come si deve e tieni sempre l'antivirus aggiornato. Vanno in sleep mode un po' troppo spesso e la ventola vibra un casino, ma sono delle ottime macchine da compagnia. Biggo (parlando di gatti) _________________________________________________________________ Chapter 4. Acorn 4.1. Acorn' Saga Maccabeo Notando un certo interesse (ed avendo finito di scrivere la tesi :-)), ho deciso di cominciare una serie a puntate sulla storia di Acorn Computers. Cercherò, quanto più possibile, di seguire l'approccio indicato dal professore di Storia della Tecnologia Michael Mahogany dell'Università di Princeton (M.S. Mahogany, History of computing in the history of technology, Annals of the History of Computing, Volume 10, Number 2, 1988). _________________________________________________________________ 4.1.1. Prologue Per la storia dell'informatica, Cambridge e' uno di quei posti mitici, di quei nomi evocativi di glorioso passato e di epiche sfide tecniche e tecnologiche. Insieme a Manchester, Cambridge fu la citta' che segno' piu' di ogni altra la storia dell'information technology nel Regno Unito. Maurice Wilkes fu a capo del computer laboratory della facolta' di matematica dell'Universita' di Cambridge gia' dal 1945, anno di fondazione del laboratorio. Nel 1946 un suo stretto collaboratore, Leslie Comrie si reco' negli Stati Uniti riportando a Cambridge una copia del famoso scritto di Von Neumann "First Draft of a Report on the EDVAC". Fu proprio il lavoro di Von Neumann riguardo il progetto EDVAC che convinsero lo stesso Wilkes a recarsi presso l'Universita' della Pennsilvania per un seminario estivo nel 1946 sulle tecniche di progettazione di computers elettronici. Il professore inglese riusci a mettersi in contatto col gruppo che stava lavorando ad EDVAC, oltre che ad Howard Aiken, John Mauchly e Presper Eckert. Ritorno' a Cambridge nell'Ottobre del 1946 e partecipo' al progetto EDSAC, assieme ai tecnici Steward, Renwick, Barton e il programmatore Wheeler. EDSAC, il secondo computer britannico, divenne operativo nel giugno del 1949. Nel frattempo il progetto ottenne finanziamenti concreti da parte della Lyons & Co. Ltd., un teashop londinese che aveva deciso di dotarsi di tecnologia avanzata per l'amministrazione della propria attivita'. Questo pionieristico interesse culmino' poi, pochi anni dopo, nella costituzione di LEO Ltd. la divisione elettronica della Lyons. La collaborazione con il teashop londinese creo' un precedente importante nella storia dell'Universita' di Cambridge e dell'It inglese in generale. Furono diversi i casi in cui aziende private finanziarono progetti universitari nel campo dell'information e communication technology (a tutt'oggi l'Universita' di Cambridge riceve finanziamenti da parte di aziende del calibro di Microsoft e ARM Ltd. ): e', tra gli altri, il caso di Ferranti Ltd. che sponsorizzo' EDSAC2, avanzato successore di EDSAC, e il cui progettista capo fu proprio Wilkes. Maurice Wilkes era ancora direttore del Laboratorio di informatica a Cambridge alla fine degli anni '70, periodo in cui Clive Sinclair fondo' la Cambridge Computers e lancio' sul mercato un computer in kit (MK14). Tra i progettisti del primo home computer britannico vi era un certo Chris Curry, studente all'Universita' di Cambridge ed amico personale di Sinclair. Egli era un giovane elettronico molto promettente ed aveva in testa una idea: costruire un computer tutto suo, e mettersi in diretta competizione col suo ex-mentore, Clive Sinclair. Due amici decisero di rischiare l'impresa assieme a Curry. Hermann Hauser era uno studente austriaco di Fisica all'universita' di Cambridge, con un'ottima conoscenza elettronica e buon senso degli affari; Roger Wilson (ora Sophie Wilson) era anch'egli studente a Cambridge, ma di computer science, ed aveva gia' in curriculum la progettazione di un microcontroller per la gestione computerizzata di mangiatoie per bovini. Proprio a quest'ultimo Chris Curry propose, nell'estate del 1978, pochi mesi dopo l'uscita di MK14, di costruire un prototipo per un computer da vendersi in kit, esattamente come il prodotto della Cambridge Computers. Roger Wilson perfeziono' la board alla quale stava lavorando per un progetto universitario e, verso la fine dell'estate, un ancora grezzo circuito stampato popolato da qualche integrato e da una CPU 6502 emetteva i suoi primi bip ... _________________________________________________________________ 4.1.2. Episode I, atomic theory and practice L'Acorn System-1 venne infine commercializzato nel 1979. La macchina disponeva di un piccolo display a cristalli liquidi in grado di visualizzare 8 caratteri numerici o alfanumerici. Sulla schedina eurocard che costituiva il computer vero e proprio erano saldati 256 byte di RAM oltre che una interfaccia per collegare un registratore a cassette. La differenza ed i vantaggi rispetto ad analoghe macchine su single board vendute in kit disponibili all'epoca era proprio nella possibilita' di interfacciare il piccolo Acorn con periferiche esterne. Inoltre, la natura aperta dell'architettura di System-1 rese possibile l'introduzione, sempre nell'anno 1979, di macchine sostanzialmente formate da piu' moduli System-1 in rack (il caso, ad esempio, dell'Acorn System-5). E tuttavia il System-1 puo' essere considerata macchina di passaggio, se si pensa a alla sua naturale evoluzione, l'Acorn Atom. L'Atom e' macchina decisamente all'avanguardia nel 1980. Disegnata intorno al solito 6502, Atom e' custodito in un vero case di plastica e la tastiera, contrariamente al rivale Sinclair ZX80, ha la tipica corsa da macchina da scrivere. L'expansion bus Acorn, sulla scia dell'omologo presente sul System-5, consente di connettere sul retro dell'apparecchio un dispositivo di rete Econet o un floppy disk drive. Il Basic, su ROM, e' una evoluzione di quello presente come opzione nel System-1, ed e' una versione non standard in matematica intera (su ROM era diponibile una estensione per computare espressioni in virgola mobile). Fu introdotta anche una versione completa del COS, Cassette Operating System, un vero e proprio piccolo sistema operativo su ROM in grado di maneggiare i files registrati su nastro magnetico; il COS sara' la base degli sviluppi futuri dei sistemi operativi della ghianda, RISCOS compreso! Per molti aspetti, sia tecnici che ergonomici, Atom rappresento' davvero il biglietto da visita di Acorn Computers nel mercato informatico non solamente britannico. Atom venne importato anche in Italia (e MCMicrocomputer ne fece una lusinghiera recensione sul numero 11 del 1982) come in altri paesi europei, e contribui', in maniera determinante, a rendere popolare il marchio di Cambridge. Tanto popolare che la British Broadcast Corporation penso' bene di invitare Acorn Computers a concorrere per la gara d'appalto per la realizzazione del computer alla base dell'ambizioso progetto Computer Literacy, il BBC Microcomputer. _________________________________________________________________ 4.1.3. Episode II, the beeb project Dopo il successo di Atom, per Acorn era arrivato il momento di una scelta. L'azienda era ormai conosciuta, anche oltremanica ed era quindi giunto il momento di consolidare la propria posizione introducendo il successore dell'Atom. Inizialmente in Acorn pensarono di progettare una nuova macchina basata sul nuovo processore motorola, il 68000. Tuttavia il patron Chris Curry, era scettico riguardo questa ipotesi, pensando di saltare la generazione a 16 bit per costruire in futuro una macchina full 32 bit. Si trattava, dunque, di sfruttare, al momento, quanto piu' possibile il processore 6502, peraltro abbondantemente utilizzato anche dalla concorrenza nella fascia home computer. Il sogno di Curry, pero', era quello di andar oltre la limitata prospettiva del mercato home, e quindi non ripetere la storia di Clive Sinclair che, a detta di Curry, aveva troppo legato il proprio brand ad un solo settore di mercato, seppur in espansione, come quello domestico. Acorn avrebbe dovuto espandersi e tentare di concorrere, invece, anche nel business computing. Tutti questi pensieri, tuttavia, vennero completamente resi inattuali dalla svolta del 1981. Gia' dalla fine del 1980, infatti, l'area educational della British Broadcasting Corporation (BBC) decise di iniziare un ambizioso progetto chiamato "computer literacy project", progetto di alfabetizzazione informatica. Negli intenti del coordinatore del progetto John Radcliffe, esso doveva porre le prime basi di una alfabetizzazione informatica quanto piu' possibile completa ed estesa anche ai profani assoluti. Lo scopo si sarebbe dovuto ottenere con gli sforzi congiunti della BBC, del governo britannico, delle strutture di consulenza informatica sul territorio, e di numerosi volontari. Il progetto constava di alcuni essenziali elementi: cicli di trasmissioni messi in onda dalla BBC stessa, una serie di libri di supporto e di approfondimento alle lezioni televisive, e, ovviamente, un computer costruito ad hoc per consentire un approccio pratico da parte degli studenti. Furono stilate delle specifiche minime in base alle quali sarebbe stata scelta la piattaforma hardware/software del BBC Microcomputer. Esse prevedevano, oltre alla semplicita' d'uso, la disponibilita' di interfacce verso memorie di massa(sia cassette che floppy disk), una buona dotazione di memoria, un basic moderno e strutturato, capacita' grafiche avanzate, connettivita' col sistema Teletext (in Italia, Televideo) con possibilita' di download di apposito telesoftware: il tutto ovviamente per un costo contenuto e popolare. Alla gara d'appalto vennero invitate sette aziende informatiche britanniche, tra cui Newbury Labs, Sinclair e, ovviamente Acorn. Naturalmente, nel 1981, Curry non aveva ancora nulla di pronto a soddisfare le richieste della BBC: tuttavia l'impresa meritava ogni sforzo. Roger Wilson, in meno di una settimana, fu in grado di progettare una macchina in grado di ottemperare alle richieste del network di stato britannico. Nel giro di una giornata venne assemblato un prototipo della nuova macchina, nome in codice, Proton. Proton fu presentato in tempo utile alla commissione giudicante della BBC, con a capo Richard Russell, e, contrariamente ad ogni previsione, Acorn Computers riusci' ad aggiudicarsi l'appalto. Di Proton venne apprezzata, in primis, la grande espandibilita' e modularita', da sempre caratteristiche di ogni produzione di casa Acorn. Congiuntamente alla commissione tecnica della BBC, venne codificato il BBC Basic e, a natale del 1981, vennero accettate le prime ordinazioni del nuovo computer. Il primo modello, tuttavia, soffriva di eccessivi difetti di gioventu' e venne, gia' nel corso del 1982, sostituito dal BBC Micro Model B, il "beeb" per gli utenti inglesi. La macchina era costruita con i criteri gia' visti per il suo progenitore, l'Atom. Il BBC presentava una tastiera robusta e funzionale, in un case altrettanto massiccio. L'expansion port venne riprogettata per poter interfacciare il BBC al teletext, opzione realmente rivoluzionaria per l'epoca. Venne mantenuta la possibilita' di operare in Econet, la rete locale della Ghianda, e venne potenziato il COS per lavorare egregiamente con ADFS, Acorn Disk File System. Il BASIC, scritto rispettando le specifiche della BBC, fu probabilmente il miglior interpete basic di tutti i tempi. Formalizzato e strutturato, era piu' simile ad un Pascal che ad un basic come si era abituati a vedere sui Microcomputer dell'epoca, pur mantenendo la caratteristica semplicita' d'uso del linguaggio. Inutile ricordare che la macchina ebbe un successo enorme, superiore alle aspettative di Curry, e consenti' ad Acorn di ottenere una posizione pseudo monopolistica nel florido mercato britannico dell'edutainment oltre che di una diffusione comparabile solo a quella dello Spectrum Sinclair nel Regno Unito. L'allievo si accingeva a superare il maestro ... _________________________________________________________________ 4.1.4. Episode IV, the RISC power Il primo approccio di Acorn computers nei confronti della tecnologia RISC risale al 1982. Proprio nell'anno in cui verrà presentato l'Electron in Inghilterra, Acorn lavora alacremente per offrire ad una utenza di tipo aziendale e professionale, un'espansione che sfrutti la particolarissima interfaccia Tube del BBC, al fine di poter implementare una soluzione RISC a 32 bit su una macchina che come CPU propone un processore a 8 bit (il 6502). In un'intervista rilasciata a Practical Computer, Chris Curry, uno dei fondatori di Acorn computers e all'epoca CEO dell'azienda, dichiara la necessità, da parte dell'azienda di Cambridge di offrire un sistema professionale, in grado di funzionare con un sistema operativo aperto (e cioè UNIX) e con una potenza di calcolo superiore all'allora nuovo processore 68000 di Motorola. Curry crede nella filosofia RISC e decide di adottare il National Semiconductor 16032. Il progetto, denominato Gluon, altro non è che un'espansione del buon vecchio BBC, che include l'affiancamento, tramite interfaccia Tube, del RISC a 32 bit al 6502 saldato sulla motherboard. Nonostante il valore tecnico di queste ricerche (occorreva, di fatto, far convivere una architettura hardware strutturata per funzionare con un processore a 8 bit, con un processore in grado di utilizzare registri interni a 32 bit e un indirizzamento memoria a 16 bit) Gluon non ebbe grande successo, nemmeno nel Regno Unito. Tuttavia, per Acorn rimaneva di rilevante importanza proporsi come azienda in grado di offrire soluzioni a 360 gradi: dall'utenza domestica ed educational (BBC ed Electron), all'hobbista (con l'ancora prodotto Atom, fornito anche in scatola di montaggio e con lo schema elettronico), fino all'utenza professionale ed aziendale (BBC con disco fisso winchester e rete Econet). Nei primi anni '80, tuttavia, crebbe l'interesse dell'industria informatica nei confronti di UNIX. Non c'era azienda che non avesse un qualche progetto tecnico concernente lo sviluppo di hardware (e software) atto a funzionare con UNIX. Acorn non fece eccezione: occorreva quanto prima proporre ai propri utenti un sistema professionale basato su processore RISC in grado di far girare anche UNIX. Il coraggio dell'azienda di Cambridge fu di concepire e costruire un processore atto allo scopo, in proprio. Nacque l'ARM 1, ancora una volta come estensione da implementare sul BBC tramite interfaccia Tube. Siamo nel 1985 e il pacchetto di maggioranza di Acorn computers, a seguito di problemi finanziari, passa nelle mani di Olivetti. L'azienda italiana è interessata all'acquisizione di una azienda tradizionalmente legata all'Università di Cambridge( la cui facoltà di informatica è tra le più rinomate al mondo, fin dai tempi dell'EDSAC e del preside di facoltà Wilkes). Molti di voi, probabilmente, hanno avuto modo, ad esempio, di utilizzare il programma VNC, sviluppato dai laboratori Olivetti di Cambridge: la presenza di Olivetti sul suolo britannico fu rafforzata proprio dal matrimonio con Acorn computers. Grazie al riassetto finanziario, Acorn fu in grado di procedere nella ricerca sul processore ARM (Acorn Risc Machine) e nello sviluppo di una macchina costruita attorno a questa CPU. Nel 1987 venne presentato Archimedes, il personal computer RISC più potente del mondo. La CPU di Archimedes è l'ARM 2, evoluzione di ARM 1, CPU RISC costituita da meno di 25000 transistor. Caratterizzato dalle ridotte dimensioni e, naturalmente, dalla bassissima dispersione di calore, ARM fu progettato spingendo al massimo il concetto di RISC. Quasi tutte le poche istruzioni occupano un solo ciclo di CPU e quindi, essendo la macchina cloccata ad 8 Mhz, ARM raggiunge una velocità nominale di quasi 8 MIPS. In realtà, la velocità effettiva dei primi modelli (la serie 300 e 400) è di circa 6 MIPS, comunque valore stupefacente per una macchina dal costo di poco più di 1000 dollari. I registri di ARM sono 27, di cui 16 effettivamente utilizzabili dall'utente. Si tratta di registri a 32 bit numerati da R0 a R15 (quest'ultimo corrisponde al Program Counter e l'R13 è lo stack pointer; l'R14 è usato come registro di subroutine (nelle prossime puntate si chiarirà la funzionalità di R14). Il bus di indirizzamento è a 26 bit e quindi ne consegue che ARM2 è in grado di indirizzare fino a 64 mega di RAM. Il processore può operare in 4 modalità differenti : * User Mode, normalmente utilizzata dalle applicazioni * IRQ Mode, per gestire richieste di interrupt * Fast IRQ Mode, come sopra, ma per la gestione di canali di comunicazione ad alta velocità * SVC Mode, o modo supervisore, usato per gestire gli interrupt software (SWI), ovvero le chiamate del sistema operativo RISCOS Accanto al microprocessore ARM, Archimedes presenta nel suo chipset altri 3 integrati: * il VIDC, che si occupa della gestione del subset audio e video * il IOC, il controller degli eventi di input/output * il MEMC, il gestore della memoria di Archimedes, oltre che interfaccia tra IOC e VIDC con la CPU ARM _________________________________________________________________ 4.1.5. Episode V, Arthur's Quest L'uscita delle nuove macchine basate sul RISC ARM implicava, da parte di Acorn, la programmazione di un nuovo sistema operativo in grado di sfruttare la potenza dell'hardware Archimedes. A bordo delle macchine della serie 300 (305 e 310) e 400 (405 e 410) fece la sua comparsa il sistema operativo Arthur. Si trattava di un sistema operativo su ROM strutturato in maniera modulare, nel quale la stessa interfaccia grafica era un programma separato dal sistema operativo vero e proprio. Di default la macchina partiva in CLI e col comando *Desktop si poteva accedere all'interfaccia di tipo WIMP, immancabile su ogni computer prodotto dalla seconda metà degli anni '80. Il Desktop di Arthur non era così intuitivo come Finder di Apple, e nemmeno come il GEM usato sugli Atari della serie ST. Tuttavia aveva una peculiarità quantomeno sensazionale: era ineramente scritto in Basic ! Con costrutti più simili al Pascal che al Microsoft Basic, il Basic V di Archimedes, evoluzione del IV che equipaggiava i vecchi 8 bit Acorn, BBC, BBC Master ed Electron, consentiva di inserire comandi dell'ARM Assembler direttamente nel programma. Questa caratteristica fu mantenuta in tutte le successive release del BBC Basic. Acorn, tuttavia, riteneva Arthur solamente un primo passo, una versione beta di quello che davvero doveva essere il sistema operativo di Archimedes. Nel 1989, quindi, fece la sua comparsa RiscOS, montato sui nuovi A420 e A3000 oppure, tramite apposito kit, distribuito come upgrade per i vecchi modelli. RiscOS riprende la struttura modulare alla base già di Arthur. Il kernel coordina i vari system modules i quali, a loro volta, forniscono diverse funzionalità, come il gestore delle finestre, i file systems, il font manager, ecc. L'utente può creare i suoi propri moduli, implementando nuove features all'interno di RiscOS (ad esempio, è possibile scrivere nuovi moduli file systems, al fine di poter accedere a dischi creati con altri sistemi operativi). Il sistema operativo offre al programmatore numerose chiamate di sistema denominate Software Interrupts (o SWI). Con le SWI è possibile accedere alel caratteristiche del chipset di Archimedes. Esistono numerose chiamate di sistema per controllare il VIDC, il IOC e il MEMC: e, naturalmente, si può chiamare ogni SWI da un qualsiasi programma in BBC BASIC, in assembler o in C. Gli stessi comandi della Cli RiscOS (i cosiddetti *commands) sono stati scritti utilizzando i SWI. Tramite essi è possibile controllare ogni aspetto del sistema operativo, ivi compresi i settaggi e le preference hardware e software memorizzate nel CMOS. E' anche possibile utilizzare i *commands all'interno di un programma BBC BASIC, rendendo di fatto quest'ultimo un avanzato strumento di scripting. Naturalmente BBC BASIC è un linguaggio interpretato: per generare un eseguibile RiscOS è necessario procurarsi un compilatore Basic o utilizzare un compilatore C (come GCC o Lcc) o assembler. Una volta generato l'eseguibile è consigliato creare l'icona e l'obey file. RiscOS, infatti, utilizza un singolare metodo per gestire gli eseguibili: essi risiedono in una direcotry il cui nome inizia col carattere "!". All'interno di questa directory sono presenti due BBC BASIC script: uno, !Run, contiene lo script che deve essere eseguito quando si fa doppio clic sull'applicazione (e, quindi, si farà carico di eseguire il binario vero e proprio) e viene chiamato Obey file; l'altro, !Boot, contiene uno script, sempre in BASIC, che viene eseguito quando RiscOS vede la directory "!" dove il file è contenuto. RiscOS, infatti, in presenza di directory che iniziano col carattere "!", ne controlla il contenuto eseguendo l'eventuale file !Boot il quale, tra le altre cose, si occuperà anche di settare correttamente l'icona del programma, icona che risiede nel file Sprites, sempre all'interno della directory "!". _________________________________________________________________ 4.1.6. Episode VI, Eureka ! Dopo i primi successi della serie Archimedes equipaggiata col processore ARM2, Acorn inizia la sua campagna per sostituire il parco macchine BBC installato presso le scuole del Regno. il nuovo BBC computer è Archimedes, ed è per questa ragione che sui primi Archimedes compare, di nuovo, il logo della British Broadcasting Corporation. L'introduzione dell'economico A3000, il primo Archimedes con tastiera integrata, come già avveniva sugli Atari ST e sull'Amiga 500, era mirata proprio a sostituire le vecchie macchine 8 bit nelle scuole inglesi. La propensione della ditta di Cambridge verso il mercato educational andava così confermandosi. Nei laboratori Acorn, nel frattempo, si metteva a punto una versione aggiornata del processore ARM2, l'ARM3. Il nuovo processore avrebbe integrato in un unico chip CPU, IOC, MEMC e VIDC, cosa che avrebbe reso la serie Archimedes più performante e, soprattutto più economica. Il prezzo, soprattutto fuori dal Regno Unito, restava decisamente elevato. Lo stesso Bruno Rosati, su MCMicrocomputer n°94 (Marzo 1990) sosteneva che proprio le lire necessarie all'acquisto del 3000 erano tantine, soprattutto se il prezzo veniva paragonato a quello di un ST o di un A500. Tuttavia, concludeva l'autore della recensione, la macchina Acorn è di una classe diversa, con una potenza di calcolo di gran lunga superiore, ed una architettura di sistema decisamente più moderna. Insomma il 3000 era davvero il RISC alla portata di tutti (nel 1990 !). La divisione software di Acorn, intanto, lavorava sodo per l'imminente uscita dello UNIX per Archimedes. Tre macchine furono create appositamente per installarvici RISCiX, lo UNIX della Ghianda, l'R140, l'R225 (in realtà una stazione diskless) e l'R260. Macchine dal costo decisamente superiore a quello degli altri membri della famiglia Archimedes, montavano sia RISCOS che RISCiX e si differenziavano per la quantità di RAM, disco e ethernet. Nel 1990 esce, dunque, lo UNIX per ARM: RISCiX si basava su BSD 4.3 (seppur con estensioni system V) ed includeva XWindow 3, TCP/IP e NFS. Un sistema R140 completo costava circa dieci milioni del 1990, meno di una WS UNIX della concorrenza. Tuttavia, con i soli 4Mbyte di RAM di R140, RISCiX non riusciva ed esprimersi al meglio e l'R260 diveniva, de facto, la WS UNIX di ACORN. Come al solito, la macchina ebbe un certo successo solo nel Regno Unito a causa del costo. Nel settembre del 1991 finalmente uscì la nuova macchina basata sul processore ARM3, l'A5000. Scompare il logo della BBC ma si materializza una macchina molto potente e con un prezzo decisamente aggressivo. Ha inizio la seconda generazione di Archimedes. La nuova macchina ha finalmente un floppy ad altà densità (1.6mbyte in formato ADF) e una interfaccia IDE di default. Gemello dell'A5000 e l'Acorn A4: stessa piastra madre, stesso processore, stesse feature con una differenza: l'A4 è un portatile. Esteticamente identico ai notebook Olivetti (la Acorn è da qualche anno membro del gruppo Olivetti) divenne ben presto una macchina culto per i fan della ghianda. Come entry level, a sostituire l'A3000, furono introdotti l'A3010 e l'A3020. Tra di loro differivano per i colori dei tasti funzione (verdi sul primo, rossi sul secondo) e per la presnza, sul 3020, dell'interfaccia IDE (per dischi da 2.5''). Dall'A5000 differivano per la presenza dell'ARM250 invece dell'ARM3 (un chip intermedio tra ARM2 e 3) e per il fatto di essere, come il 3000, macchine all-in-one. Nel 1992 infine fu introdotto l'A4000, sostanzialmente un 3020 in configurazione desktop. La cosiddetta "via di mezzo" ebbe notevole successo. La fascia alta era dominata dall'A5000 ALpha variant, con un processore ARM3 a 33mhz con una potenza di circa 17 MIPS; fu la terza ed ultima macchina equipaggiata con ARM3 e, si dice, l'ultimo Archimedes mai prodotto ... _________________________________________________________________ 4.1.7. Episode VII, put a PC in your RISC La seconda generazione di macchine Acorn ha inizio nel 1994 con l'introduzione del RiscPC 600. Per capire lo sviluppo di questa macchina occorre prestar bene attenzione ad un avvenimento datato 1991. In quell'anno, la divisione di ricerca sui microprocessori di Acorn fu scorporata dando origine ad ARM Ltd. La nuova società avrebbe dovuto provvedere all'ulteriore sviluppo tecnologico del RISC Acorn e, contemporaneamente, proporsi come fornitore di aziende diverse da Acorn. in Arm Ltd. investirono aziende come Apple e Digital, interessate a sviluppare una piattaforma RISC ormai ritenuta matura per applicazioni differenti da Archimedes. Nel 1994 Acorn si trova a dover far fronte ad un mercato in cui i computer sono equippaggiati con processori sempre più performanti, anche per far fronte alle pressanti richieste, da parte del mercato, di macchine multimediali, in grado cioè di lavorare con files contenenti audio, video, e immagini. Processori come il 486DX2 e il PowerPC del consorzio IBM-Apple-Motorola erano divenute, per ARM Ltd., realtà con le quali confrontarsi. Il primo risultato dello sforzo della società inglese di processori, fu l'ARM 610: cloccato a 33 mhz e capace di una potenza di calcolo cruda ben oltre i 20 MIPS, il 610 equipaggiò la nuova linea Acorn, il RiscPC. Il RiscPC 600 montava ARM 610 su daughter board, consentendo quindi all'utente di poter facilmente aggiornare la cpu, nel momento in cui nuovi modelli sarebbero stati disponibili.L'architettura di sistema del 600 consentiva l'aggiunta, sempre su daughter board) di un secondo processore 486 o 586. L'Open Bus connsentiva quindi di condividere le risorse hardware tra l'ARM e il processore Intel: sul RiscPC 600 era dunque possibile far coesistere applicazioni scritte per RISCOS e applicazioni Windo