Cosa spinge un essere altrimenti
normale a impegnarsi tanto per recuperare
il tempo macchina perduto?
La parola al nostro psicologo, Cavour
(ora Maccabeo):
In origine, volevo indagare su un
fenomeno in qualche modo analogo: la bibliofilia. Vera malattia, spesso
contagiosa (ho "diagnosticato" casi di contagio ...;-)), la bibliofilia
non si può certo ridurre all'amore per la sapienza contenuta
nei libri stessi (non è, dunque, solo filosofia). La
bibliofilia trascende l'ordine schiettamente filosofico per divenir
amore per un oggetto. Il bibliofilo annusa i libri, si innamora delle
linee, della carta, della rilegatura. Il libro diviene, per questo
malato, intrinseco oggetto di desiderio. Il retrocomputing non
è dissimile dalla bibliofilia. Anche in questo caso, si
trascende dal valore "funzionale" della macchina.
Noi compriamo questi oggetti non
perchè realmente ci servono, ma per piacere. Esso piacere
deriva, per qualche ragione dall'idea platonica o dalla forma
aristotelica di computer: da ragazzi avevamo il nostro computerino, ci
divertivamo un sacco, provavamo piacere ad utilizzarlo. Negli anni 80,
poi, esistevano vere e proprie guerre di religione informatiche:
distanti dall'idea di Unico Standard, ognuno di noi parteggiava per
quel particolare home. Tuttavia nella nostra mente, divenuta adulta, il
fanatismo è divenuto amore universale. L'Altro, nemico in
gioventù, diviene ora, con o senza l'onore delle armi,
Alleato, partecipe, complice e membro di una grande famiglia.
Così l'odiato Amiga
è stato da me cercato con spasimante passione;
così come per lo Speccy (fui utente Commodore, prima della
scelta Atariana con l'ST) ... In fondo, anche odiandolo, abbiamo sempre
ricercato l'Altro, il Rivale della nostra macchina di cui eravamo (ed
in fondo ancora siamo) "eroici" (nel senso bruniano della parola)
difensori. Ora, ed ancor di più i nostri figli, non
è più possibile godere della passione che ci
legò indissolubilmente al mondo informatico. Oggi le
macchine sono tutte tristemente uguali (forse il NeXT è
l'ultima macchina degna di esser collezionata, eccezion fatta per
l'iMac), indecorosamente standardizzati, spaventosamente banali. Il
retrocomputing è cosmopolita ...
D'altra parte, molto piu' semplicemente,
spiega Piero Cavina:
Non sono uno psicologo, ma qualsiasi
forma di collezionismo ha in se' qualcosa di patologico... gli
anglosassoni parlano di "anal retentive" (hem hem... :-)
Comunque, se non e' proprio una cosa
maniacale, lo si fa perche' ci si ricorda dei bei tempi! Come quei
professori degli istituti tecnici che collezionano radio a valvole, non
ci vedo troppa differenza ;-))
Puntualizza Giuseppe Gigante:
Più che altro siamo "Homines
Fabres", creaimo da noi quello che abbiamo ricercato. Io ho sempre
desiderato il 500, ed ora c'è l'ho, insieme al 1200. E' un
piacere acuto, diverso dal bibliofilo, perchè non siamo
attratti dalle linee estetiche, ma anche animati dallo spirito di far
rivivere, e riportare alla luce, frammenti del passato Informatico.
Siamo più simili agli Amanuensi, recuperiamo, proteggiamo e
facciamo rivivere.
Il retrocomputing parla la lingua
dell'intelletto, dell'ingegno, del cimento di ricercatori e di tutti
quelli che ne hanno avuto a che fare. Diverse sono le vie del pensiero,
diverse sono le piattaforme. Ora il computing parla la lingua
dell'economia, della standardizzazione, dell'omologazione. Siamo gli
archeologhi degli schemi mentali, non collezionisti.
Il collezionista imbalsama,
cristallizza. Noi ridiamo la vita (elettronica). Ogni volta che Cthulhu
accende un Vax, riaccende le speranze e le aspettative di chi ha creato
quel Vax. Lo stesso dicesi per te, Cavour (ora Maccabeo), per Cavina,
per me e per tutti gli altri. Non importa che sia un login, o un
loadwb, o un run, o qualsivoglia. La forma è diversa, ma il
contenuto non cambia. C'è una concezione d'entelechia per i
nostri beniamini? E' stata già codificata da Cthulhu, il
SYSTEM.
Romanticheggia Angelo Fonzeca:
A me spesso piace fare un paragone tra
i retrocomputers ed un oggetto di antiquariato quale può
essere un grammofono... Ebbene quest'ultimo paragonato ad un CD-Player
di oggi produce un suono che fà schifo, l'acustica
è pessima e si deve girare la manovella per farlo
funzionare... ;)
Però non so se ti
è mai capitato di ascoltare "quell'aggeggio"...
bè le emozioni che sprigiona l'ascolto di un vecchio vinile
graffiato è una sensazione meravigliosa, nostalgica e triste
nello stesso tempo che per qualche minuto ti fà stare
sospeso in un luogo privo di spazio e tempo... Il CD-Player questo non
lo fà e non lo farà mai, o lo fà al
limite perchè ti vengono trasmesse delle emozioni dal brano
o dall'artista che ascolti e non dall'oggetto in se stesso o dal
supporto utilizzato... la differenza sono "i solchi" e i "graffi" del
tempo che hanno dato dignità e valore superiore ad un
oggetto che tecnologicamente vale meno che zero... ma che per pura
magia "suona", tra l'altro, degli strani dischi di materia organica
anch'essa "lavorata" dal tempo. Allo stesso modo per me i
retrocomputers "suonano" ed hanno una dignità fornita loro
dalle "carezze" del tempo, dal nostro amore nei loro confronti e dalla
nostra voglia di conservare un passato trascorso velocissimamente, e
come nel mio caso sono in più oggetti che hanno accompagnato
la mia giovinezza e la mia vita di adulto.
Ebbene questi "grammofoni tecnologici"
non avrebbero valore economico se dovessero essere utilizzati per gli
stessi scopi per cui oggi usiamo i PC, ma il loro valore è
la magia, l'amore e la dolce nostalgia che essi sanno trasmetterci ad
ogni accensione... è questo che non ha e non avrà
mai prezzo. Qui intervengono i "mercenari" che raccolgono, fiutano, ci
spiano, stimano per noi e poi vendono solleticando la nostra
inguaribile voglia di possedere quasi con desiderio "sessuale" un
oggetto( parlo dei collezionisti in senso generale). In altri casi
alcuni oggetti sono parte del nostro immaginario collettivo, come ad
esempio l'Altair, l'Imasai (quello di War Games) che hanno invece un
valore superiore perchè difficili da reperire e
contemporaneamente status-simbol ed oggetto di desiderio di molti, a
fronte di pochissimi esemplari...
Qualche tempo dopo, Bradipo propone la
sua versione:
io lo faccio per ragioni di coscienza -
sono un terribile polemico e un provocatore (lo so), quindi non
colleziono le macchine ma faccio di tutto per tenerle in vita (anche se
non si tratta delle mie), in barba alle norme del mercato che
vorrebbero la sostituzione di tutto cio' che non sta alla regola
dell'aumento *esponenziale* della velocita' delle macchine...dentro
quelle scatolette c'e' tantissimo pensiero dell'uomo e di altre
scatolette loro sorelle e c'e' pure tanto inquinamento potenziale.
salvando un 386 faccio un'azione molte volte utile...
secondariamente "faccio del
retrocomputing" perche' noto che la qualita' dei vecchi prodotti e'
decisamente superiore a quella delle nuove leve (e questo e' tanto piu'
vero quanto piu' si va a ritroso nel tempo)
infine "faccio del retrocomputing"
perche' soffro di una strana forma di "saudade": ho nostalgia di cio'
che non sono stato in grado di apprezzare a tempo debito e forse provo
ancor piu'nostalgia per non aver seguito l'evoluzione delle macchine
negli anni d'oro del personal computer dal 1978 al 90, direi.
avrete da tempo capito che non sono
certo un *esperto* :-)))) anzi...pero' oltre tutto quanto sopra
elencato il rc e' anche una formidabile palestra per chi, come me,
vuole davvero imparare qlcs sui "cervelli elettronici" (questo anche
grazie al ng, naturalmente!)
Ne approfitta Leonardo, uno dei piu'
"giovani" del gruppo, per dire la
sua:
Io vengo dalle humanae litterae. Non
che questo sia assolutamente qualificante (anzi!). Il fatto molto
semplicemente è che se in un ambiente del genere vuoi
trovare qualcuno con cui parlare di computer, fai prima a cercare un
elefante rosa a pallini. Il chè è ben frustrante
e ben poco edificante. C'è solo una cosa peggiore del non
avere nessuno con cui stare in compagnia, ed è avere una
compagnia che non vorresti avere >:O], oppure più
semplicemente una compagnia dove ti rompi le palle, pur essendo tutte
bravissime persone magari, e chi lo nega?
Voglio dire che mi sarebbe piaciuto
avere un sacco di persone intorno a cui piacevano i computer, e con cui
parlare, ma dalle mie parti non se ne trovavano molte (tranne un caro
amico che conservo dalle medie), quindi ho dovuto dedicarmi ad un'altra
cosa che mi piaceva quanto i computer (e allora anche di
più), ossia la musica. Fatto sta che ho fatto un bel
pò di cose con amici musicisti, ma non ho praticamente mai
avuto amici computerofili (tranne il suddetto).
Poi ho scoperto il ng, e la mia vita
è cambiata (permettetemi di sorseggiare un Montenegro con
aria assorta... :O)))
Sì perchè non
è che uno certe cose le acquisisca, piuttosto gli si
concretano dal di dentro. Ci sono tre cose che non smetterei mai - e
quando dico mai intendo 15 ore al giorno, più una breve
mangiatina, scarico liquami e dormitina - di fare (elenco non in ordine
di importanza ma così come mi viene): una è
guidare e fare viaggi con la macchina, l'altra è suonare in
un gruppo, l'altra è qualsiasi cosa che abbia a che fare con
i computer.... la quarta, a cui tutti voi zozzoni avete pensato per
prima... beh, insomma ragazzi, dopo un pò bisogna fare
qualche pausa! Mica si può andare avanti per 15 ore!!! :O))
Ora, se mettete un pò
assieme i pezzi di tutti questo viene fuori perchè mi piace
il retrocomputing:
1. finalmente ho un sacco di persone
con cui parlare di computer, che mi capiscono se sbavo davanti a un
SE/30 e grazie alle quali posso imparare un sacco di cose. E in
realtà non è solo questo. Se si trattasse di
semplici conoscenze informatiche, basterebbe affidarsi a libri, riviste
e internet. Quando invece una cosa è per qualcuno una
passione, è giusto iniziare a pensare che se una certa
persona condivide con te quella passione, allora forse non ci stai bene
assieme solo perchè potete parlare di cose che conoscete
entrambi, ma anche perchè forse con quella persona ci stai
bene anche al di là del retrocomputing. Ergo...
2. inoltre, e di conseguenza, si
possono imparare veramente cose interessanti e utili sulle vecchie
macchine, e quindi anche su quelle nuove. In questa maniera ovviamente
si arriva in breve tempo a scoprire che anche le vecchie macchine
possono essere assolutamente utili. Tra l'altro, concordo con il
bradipo sul fatto che le vecchie macchine mi danno moooolto
più affidamento di quelle recenti. Oltretutto sono
più belle e - specie se sono ben vecchie, oppure se sono di
una certa marca, e non aggiungo altro, e anche se sono in quest'ultimo
caso anche solo mediamente vecchie - hanno una personalità.
Io penso che la bellezza sia una qualità importante da
cercare in OGNI cosa che si fà. Potrei farvi una lunghissima
disquisizione filosofica su questa cosa anche perchè ne sono
assolutamente convinto, ma lasciamo perdere, è fuori luogo.
Dicevo, la bellezza è importante in qualunque aspetto della
vita, quindi perchè non cercarla anche nei computer, che
occupano gran parte della nostra (intendo retrocomputeristi) vita, dei
nostri pensieri, e anche un pezzettino dei nostri sentimenti? Riassunto
in due righe: se vedo il mio AMD900 non mi dice un cazzo, se vedo
l'Epson EL Plus (che pur non è neanche a rigore un retropc),
mi piace usarlo, mi piace guardarlo, mi piace il fatto che è
piccolo e silenzioso come nessun altro tra i computer che ho, e porco
cane mi piace pure che devo aspettare qualche secondo per far partire i
programmi. E così passiamo al punto successivo:
3. L'ambiente. Come tutti sappiamo, le
interfacce grafiche si stanno "evolvendo" (in realtà sarebbe
più giusto dire "complicando", anche se non ogni
complicazione è necessariamente una evoluzione) in maniera
tale da rendere a tutti - così dicono - l'interazione con il
computer più coinvolgente, facile, analogica (ossia in cui
le azioni da compiere siano simili agli atti quotidiani), e pure belle
da vedersi. Tutto viene riassunto in una espressione usata fin troppo:
"user friendly". I risultati li abbiamo sotto agli occhi: è
innegabile che windows e mac os abbiano dato la possibilità
anche a chi accende il pc per la prima volta di orientarsi e di
riuscire a fare da subito qualcosa senza precedenti istruzioni, e
questo gli va riconosciuto. Ma è l'unico - anche se non
piccolo - pregio, attorno al quale ruotano una marea di difetti che
tutti ben conosciamo. E non mi sto solo riferendo ai sistemi che vanno
in palla, al fatto che bisogna pregare ogni volta che si accende il pc
sperando che vada tutto bene, al fatto che il windows richiede macchine
e accessori sempre più potenti e non offre veri e propri
salti qualitativi per l'utente comune, al fatto che il suddetto costa
sempre di più.. Mi riferisco anche al fatto per cui le
interfacce grafiche, nel loro tentativo di essere a prova di inesperto
assoluto, diventano realmente soffocanti. Programmi che si
autoprogrammano e fanno un sacco di cose senza che uno gli abbia detto
nulla, desktop pieni di suoni e colori in cui si tenta di fornire la
qualità mediante la quantità (e sappiamo che non
è così), assistenti in linea che - diciamocelo
francamente - non aiutano quasi a nulla se non a rompersi le palle,
computer sempre più ventolati, potenti, rumorosi, infiniti,
dove le capacità umane di raccapezzarsi vengono meno a
misura che il sistema diventa più "potente". Il grande
difetto dei sistemi moderni è vogliono farsi troppo carico
delle esigenze dell'utente, fornendogli un sacco di soluzioni
preconfezionate (il che non andrebbe neanche male per tutti i
non-computerofili, se almeno fossero progettate bene). Avvii un
programma, e ancor prima di iniziare ti appaiono tre schermate
dicendoti che "guarda che...", "vuoi tu...?", "attenzione che..." e
così via! Ma porco cane! Io volevo solo scrivere una
lettera! I sistemi moderni (in caso non si capisse parlo sempre di
windows, e non mi sembra di esagerare visto che l'80% di chi ha un pc
ha sempre e solo visto quello) ti trattano come un idiota e impongono
le proprie leggi: "Non vuoi fare questo che ti sto consigliando? Ma
come? Guarda che è la cosa migliore! Devi solo premere un
pulsantino! Eppoi guarda che tanto non hai scelta...". Ecco cosa
intendo per ambiente: l'ambiente che si crea nel momento in cui mi
metto di fronte a un computer per farci delle cose. Se mi metto davanti
a windows (anche senza andare all'XP) sembra sempre di stare in mezzo a
una assemblea di condominio, dove tutti hanno ragione e devono
assolutamente dire la loro. Se mi metto davanti a un vecchio computer,
magari con un bel sistemino alternativo (che proprio da poco tempo sto
iniziando a scoprire grazie a tutti voi), oppure anche con il buon
vecchio dos, o anche con un vecchio MacOS, l'ambiente è
rilassato, le ventole più silenziose, la velocità
di elaborazione è più umana, il computer
più piccolo (vabbe, qui qualche deroga si può
fare...). Con la loro collaborativa ubbidienza e linearità,
i vecchi computer sono degli amici con i quali si può
parlare, e anche se magari alle volte sono un pò enigmatici,
sicuramente sono molto lineari, sono più facili da capire, e
non accadono quasi mai catastrofi inspiegabili e totalmente
inaspettate.
Per quello che riguarda la mia opinione,
limitatevi a non contraddirmi.